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Cronaca

Jesi Viale: «Basta spreco di soldi pubblici», Bocchini morde con i manifesti

L’imprenditore ancora all’attacco dell’Amministrazione comunale, stavolta le affissioni chiamano in causa il tanto discusso restyling, «ma io non mi candido» e sollecita i concittadini: «Svegliatevi, lavorate perché si cambi, perché si torni alla buona amministrazione»

Jesi – Un’altra dura presa di posizione, stavolta a cielo aperto, da parte dell’imprenditore jesino – Ceo della ClaboPierluigi Bocchini: nel mirino l’Amministrazione comunale. Come dire, il duello continua.

È di ieri mattina l’affissione di sei grandi manifesti, quelli da 6×3, distribuiti tra la Zipa (all’intersezione tra via don Battistoni e Viale dell’Industria, al park del Palasport, Viale della Vittoria, in zona stadio Carotti, via Ancona) che chiamano in causa proprio il progetto di restyling di Viale della Vittoria.

Jesi Bloccata, No al progetto di riqualificazione, I nostri soldi. Euro 8,5 milioni costo totale del progetto, (2 milioni per i primi 300 metri). Euro 200mila già spesi in consulenze e Masterplan. Zero buche tappate. Zero strisce dipinte. Basta sprecare soldi pubblici. E ancora: Un Progetto contro la città. Sono alcuni dei claim dei manifesti

E poi la firma, pierluigibocchini.com., il blog da dove partono le sciabolate.

L’imprenditore scende in campo da tempo su tematiche che riguardano la riqualificazione della città o la tutela ambientale, facendo le pulci all’attuale Amministrazione comunale. Battaglie che ha portato avanti proprio dal suo blog, dalla campagna sulla mobilità sostenibile, al caso Edison, all’antenna in via dei Merciai, recentemente occupandosi anche della riqualificazione del Viale.

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Una mossa che suona come preludio di campagna elettorale ma che testimonia anche la vicinanza di Pierluigi Bocchini alle posizioni di quella parte della città, le opposizioni, i commercianti, i residenti che non vedono di buon occhio il progetto di ristrutturazione così come proposto dall’Amministrazione comunale e ha avanzato un restyling meno invasivo, volto a risolvere nell’immediato le problematiche relative a sicurezza e vabilità, mantenendo costi contenuti ed evitando ripercussioni sulle attività commerciali.

«Lo chiarisco una volta per tutte: non mi candido a Sindaco – ha tenuto a precisare l’imprenditore dal suo blog a corollario dell’affissione dei manifesti – . Né ora, né in futuro. Ho già altro a cui pensare e, soprattutto, non ne sarei capace. Chi lo dice sbaglia bersaglio. Sono un cittadino del Comune di Jesi. Ci vivo con la mia famiglia. E come ogni cittadino ho il diritto – e sento il dovere – di dire quando qualcosa non va».

«Questo è l’ennesimo progetto sbagliato di questa Amministrazione. Non il primo. A pochi mesi dall’insediamento, questi amministratori hanno aperto una trattativa per portare a Jesi un impianto di smaltimento dell’amianto in piena zona industriale, a pochi metri da una mensa scolastica. Poi hanno gettato alle ortiche un progetto di riqualificazione dell’area ex ospedale già pronto, cantierabile, perché “non in linea al loro sentire politico” – per ripartire da zero con un nuovo progetto finito, guarda caso, nelle mani di professionisti che erano stati invitati a parlare a Jesi già nel 2023».

«Ora vogliono trasformare mezza città in area ciclopedonale, dopo averla già riempita di ciclabili vuote. Perché Jesi, con i suoi dislivelli e il suo clima, non è una città da biciclette. È una città da automobili e semmai trasporto pubblico come quasi tutte le città italiane di quella dimensione, e fingere il contrario non è una visione: è ideologia», ha aggiunto menzionando anche altre problematiche.

«Nel frattempo: l’ospedale è senza parcheggi. Il principale viale di scorrimento della città verrà bloccato nella sua parte centrale per diventare un boulevard, senza che nessuno abbia ancora spiegato dove andrà a finire il traffico di attraversamento. Si approvano delibere sul salario minimo – materia che non è di competenza di un Consiglio comunale – destinate solo a produrre nuovi ricorsi amministrativi, come è già successo con Edison, Inwitt, Vodafone».

«E i Consigli comunali, tra bandieroni della pace e kefiah al collo, sembrano diventati dei girotondi invece che luoghi dove si discute dei problemi veri: gli asfalti, le buche – meglio chiamarle voragini – nelle strade, un cimitero che cade a pezzi, il verde pubblico incolto, il decoro urbano che non esiste più».

«E, problema dei problemi, alcuni quartieri dove girare la notte è diventato sconsigliabile, mentre le politiche su integrazione e sicurezza si esauriscono in post sui social e spaghettate antifasciste».

«Non mi candido. Ma sento la voglia di urlare ai miei concittadini: svegliatevi. Riaccendete il senso civico. Non rassegnatevi. Lavorate perché si cambi, perché si torni alla buona amministrazione, al buon senso, al pragmatismo. A una città governata per il bene di chi ci vive, non come trampolino di lancio verso palcoscenici nazionali per politici locali che non hanno ancora dimostrato di saper fare bene nemmeno questo».

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