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RITRATTI / Cultura e innovazione: il marketing del futuro parla jesino

“Ritratti” è uno spazio nel quale prende forma un’intervista che non ti aspetti, con persone e personaggi che riescono ad attirare interesse

 

JESI, 24 settembre 2020 – Se pensate che l’avanguardia non stia di casa qui, vi sbagliate: è tutta jesina la “Premiata Fonderia Creativa”, giovane agenzia di comunicazione specializzata nella realizzazione di strategie per la valorizzazione dei brand. Fondata 4 anni fa da Graziano Giacani e Cristian Brunori a cui poi si è aggiunto Gabriele Zannotti, la Fonderia si è posta un preciso obiettivo: creare nuovi scenari in equilibrio tra identità e sperimentazione puntando tutto sulla nostra cultura. A giudicare dai risultati del “Brand Festival” (Festival Italiano dell’Identità), la loro più celebre creatura, ci stanno riuscendo.

Come è nata l’idea di dare vita a “Premiata Fonderia Creativa”?

«L’idea è nata da tre professionisti del mondo della comunicazione che volevano mettersi in gioco. Il momento storico che stavamo vivendo, coi suoi grandi cambiamenti socioeconomici e politici, imponeva nuovi metodi di espressione. Un terreno molto eccitante per chi, come noi, aveva voglia di sperimentare differenti connessioni senza farsi trascinare troppo dal progresso: la sperimentazione, allora come oggi, per noi deve essere infatti a servizio della crescita personale, sia nostra che dei nostri clienti».

Perché sono così importanti per voi le radici, la nostra identità culturale?

«Per chi fa il nostro mestiere la domanda più frequente è: Cosa devo comunicare? Ecco, noi la decliniamo in: Come faccio a dimostrare i valori del mio prodotto? E siccome la cultura è dove nasce tutto, secondo noi un prodotto che ha valore si porta inevitabilmente dietro lo scenario in cui è nato: è per questo che pensiamo che la provincia abbia un rilievo inestimabile, è proprio qui che si materializza il vero Made in Italy. Concordiamo con Michelangelo Tagliaferri, celebre sociologo, secondo cui un buon progetto viene fuori solo se si trova il giusto equilibrio tra la cultura, il desiderio delle persone e l’obiettivo di business: siamo profondamente convinti che la chiave di svolta per le aziende sia essere esperti di quello che abbiamo sotto ai piedi».

Cosa, secondo voi, vi differenzia dalle altre agenzie di comunicazione?

«Senza inutili competizioni perché pensiamo che le agenzie, ognuna col proprio peso specifico, debbano collaborare a beneficio proprio e dell’intero sistema, crediamo che la nostra caratteristica principale risieda proprio nel nostro modo di operare: partiamo da un tratto distintivo, dal suo valore e, attraverso il territorio geografico, sociale e digitale, cerchiamo di capire come giungere agli obiettivi posti».

Jesi e le Marche sono un terreno fertile per una imprenditoria giovane come la vostra oppure ci sono delle criticità che andrebbero migliorate?

«Jesi e le Marche sono lo specchio dell’Italia e fare impresa in Italia oggi non è la cosa più facile del mondo.  Per fortuna quando si è spinti dalla passione, dal voler incidere con il proprio mestiere, si superano tanti ostacoli. Certo bisogna formarsi e informarsi continuamente, affiancandosi ai giusti professionisti. Le cose da migliorare ci sono, ma ci sono anche tante realtà pronte a fare cose in modo differente da come si sono sempre fatte. Il terreno per fare imprenditoria è fecondo».

Nel 2017 avete ideato il “Brand Festival”, evento nazionale di discussione, confronto e progettazione sull’identità di Marca che ha unito grandi brand, artigiani del territorio, professionisti della comunicazione e persone comuni. Possiamo definirlo il vostro fiore all’occhiello?

«Sì. Volevamo che le nostre idee avessero un riscontro reale ma con un respiro ampio, una dialettica di confronto fuori dagli schemi quotidiani in cui lavoriamo. Insomma, cercavamo uno scenario che ci mettesse alla prova. È stato anche il modo per capire se un equilibrio generale potesse partire proprio dalla Vallesina, che secondo noi era (ed è) un territorio interessante per spunti di livello nazionale. Il Brand Festival è stato un punto di ritrovo per imprenditori, politici, aziende, filosofi, piccoli commercianti, cittadini comuni, abbiamo parlato di identità e di come ci può aiutare ad essere quello che desideriamo. In 4 anni siamo riusciti a diventare un polo nevralgico del Made in Italy e dei nuovi valori imprenditoriali nel mondo».

Quest’anno l’edizione è saltata causa Covid. Potete anticiparmi qualcosa sull’allestimento 2021?

«Molto a malincuore abbiamo dovuto annullare sebbene fosse tutto pronto: la salute delle persone naturalmente ha avuto la priorità. Per l’edizione 2021 stiamo pensando a più soluzioni così da anticipare qualsiasi situazione si possa presentare».

Altri progetti di cui andate orgogliosi?

«Io sono l’Opera, per la stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi. Si tratta di una campagna pubblicitaria che vede una fusione visiva fra grafica, fotografia ed illustrazione, tra teatro e vita quotidiana: i volti dei protagonisti delle opere sono quelli degli abitanti di Jesi, ritratti da Francesca Tilio, continuati dalle semplici pennellate che illustrano i personaggi e impaginati nel format grafico creato ad hoc. Il risultato è un inedito equilibrio fra cultura e il territorio che la genera. Domani (venerdì 25 settembre) uscirà la seconda edizione della campagna, per il lancio dell’edizione 2020 della Lirica».

Un personaggio famoso che avete conosciuto che vi è rimasto particolarmente impresso.

«Sicuramente Alessandro Ubertis, personaggio gravitante nel mondo dalla comunicazione da oltre 40 anni, che ci ha colpito per la disponibilità e per la sua visione prospettica davvero unica. Un esempio a livello professionale, culturale ed umano».

Fare comunicazione: come si riesce, oggi, a distinguersi dagli altri?

«È facilissimo comunicare oggi, tutti lo fanno, il problema è il rumore dato dai tanti messaggi vuoti e pieni di stereotipi che ci circondano. Bisogna essere interessanti, questa è la sfida: quando tutti urlano, per catturare l’attenzione dobbiamo capire cosa può colpire lo spettatore. E l’identità secondo noi è la chiave di volta di tutto il sistema di comunicazione. Parlare per stereotipi significa far parte del rumore, mentre fare la fotografia di ciò che siamo ci permette di trasformare le minacce in opportunità».

 

Gioia Morici

gioia.morici@qdmnotizie.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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