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Cronaca

COVID-19 / “Variante inglese”, parla il virologo Massimo Clementi

Il professore ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele spiega cosa potrà succedere e se si prevedono riscontri negativi

JESI, 21 dicembre 2020 – Il professor Massimo Clementi, virologo, jesino, ordinario di Microbiologia e Virologia, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, ci ha spiegato cosa sia la cosiddetta variante inglese” che accelererebbe la diffusione del Covid-19.

Gli abbiamo chiesto – visto che un caso si è registrato anche in Italia –  cosa potrà succedere e se si prevedono riscontri negativi, in quanti si sono vaccinati o, come da noi, stanno per farlo.

«Ho visto tantissimo allarmismo in pochissime ore, ieri, ma ritengo non ci sia motivo di creare un allarme così pesante. Qualche esperto ha proposto subito il lockdown totale in virtù della diffusione di questa variante. Penso che sia totalmente ingiustificato, al momento, perché quello che sappiamo è che essa si è sviluppata nel sud est dell’Inghilterra, in particolare nel Kent, in settembre, e poi si è diffusa nella popolazione e sembra avere una capacità di diffusione superiore a quella del virus originario.

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Bisogna tener presente alcune cose: varianti di questo tipo si formano abitualmente, le varianti importanti sono quelle della proteina S, la Spike, e una mutazione, in questo caso, cade proprio sulla proteina S.

Ma non c’è alcuna evidenza, al momento, che questa mutazione conferisca a questa variante una virulenza maggiore. Dalle prime osservazioni fatte sembra non sussistere una maggiore patogenicità. Infine, c’è preoccupazione che queste varianti della proteina S possano rendere inefficace la vaccinazione. Così non è, perché questa piccola mutazione, che cade proprio sulla proteina S, non rende il virus “non responsivo” agli attuali vaccini.

Quindi chi si vaccina è protetto dal virus vecchio e dal virus nuovo.

foto argomento "variante inglese" due soggetti del personale sanitario al lavoro

E del Natale che si riempie di colori che vanno e vengono nella loro lucentezza?

«Oggi molti sono disorientati, davvero non vorrei essere un daltonico per poter riconoscere al volo il cambio dei colori che dalla Vigilia, a sensi alternati, ci accompagnerà fino al 7 gennaio. Questi decreti che si sono succeduti rapidamente, ovviamente influenzano la popolazione ma da un lato debbo dire che sono stati indispensabili per cercare di riportare l’epidemia a numeri controllabili.

In vista delle vacanze natalizie esiste un rischio concreto circa un incremento della diffusione del virus. Del resto la mobilità, lo si è visto sin dalla settimana scorsa, si è improvvisamente acuita. Condivido, quindi, il fatto che ci sia stato un freno abbastanza consistente, seppur, ripeto, pesante. Non siamo i soli in Europa ad aver agito in tal senso, la nostra situazione non è unica in Europa. È molto simile, se non migliore, di quelli di altri Paesi».

Quanto siamo diversi dai tedeschi e dai francesi? Una volta si parlava, per il Covid19, di “modello Italia”.

«Alcuni aspetti sono diversi. Noi abbiamo avuto, in effetti, una mortalità più alta, di cui capiamo fino ad un certo punto le ragioni. Abbiamo ad oggi un utilizzo dei reparti ospedalieri, sia in terapia intensiva che in medicina, più alto dei tedeschi e più basso dei francesi. Tutto sommato non è che ci siano grosse differenze. In Germania forse è stata fatta una comunicazione più chiara, la Merkel si è spesa, c’è un solo virologo, del dipartimento di virologia dell’ospedale di Berlino, persona molto competente, e parlano loro e basta. Quindi, è chiaro che i messaggi escono abbastanza univoci».

 

"variante inglese" parla massimo clementi

Prima della fine dell’anno si partirà con la vaccinazione. Così si dice. Il vaccino desta preoccupazioni e distinguo anche nel campo scientifico. Sei preoccupato?

«No, anzi, vedo che è stata fatta un’operazione straordinaria, qualche mio collega l’ha definita più grande dello sbarco dell’uomo sulla luna”. Realizzare un vaccino in pochi mesi, come è stato fatto, costituisce un’innovazione di cui sentiremo i benefici in futuro, anche su altre malattie infettive e non solo».

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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