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Cronaca

Cerreto d’Esi Electrolux, stallo per la fabbrica: trattativa ripartirà a settembre

Per domani previste a Cerreto d’Esi l’assembla dei lavoratori a partire dalle ore 9

Cerreto d’Esi – Dal piano industriale irricevibile, al confronto vero. Questo il risultato ottenuto nell’ambito della vertenza Electrolux sottolineato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), Adolfo Urso, nel tavolo di oggi che ha fatto il punto con la vertenza partita ai primi di maggio quando la multinazionale svedese ha annunciato oltre 1.700 esuberi in Italia, per le Marche la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e 170 esuberi.

Da allora si sono verificati scioperi e manifestazioni e l’intervento delle Istituzioni, a tutti i livelli, per dire no a questo piano. Oggi, a Roma, la nuova riunione del tavolo di crisi aperto al Mimit presieduto dal ministro Urso.

«Il tavolo convocato al Mimit ha prodotto un primo, significativo cambio di passo: dal piano industriale irricevibile presentato dall’azienda si è passati a un confronto vero con le organizzazioni sindacali, che si è già articolato finora in tre incontri. Questo era il primo obiettivo che ci eravamo posti e lo abbiamo raggiunto: creare le condizioni per ricercare una soluzione condivisa e sostenibile, capace di tutelare tutti i lavoratori, evitare i licenziamenti e salvaguardare gli stabilimenti e le produzioni in Italia», le parole del Ministro.

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«Ora ci aspettiamo che l’azienda dia seguito al confronto, ritirando il piano presentato e trasformando il confronto in una nuova proposta industriale che assicuri prospettive concrete agli stabilimenti italiani, salvaguardando l’occupazione e la capacità produttiva», ha proseguito Urso, entrando anche nello specifico.

«Il confronto tecnico svolto in questi giorni tra l’azienda e le organizzazioni sindacali ha già chiarito che il costo dell’energia, pur meritevole di attenzione, ha un’incidenza limitata e non può essere indicato come la causa determinante della crisi. Serve dunque un vero progetto industriale, fondato sulla salvaguardia degli stabilimenti, dell’occupazione e dei volumi produttivi, ma anche su un percorso concreto di miglioramento dell’efficienza e della competitività».

E le Istituzioni sono pronte a fare la propria parte. «Siamo pronti ad accompagnare questo processo di transizione verso una soluzione condivisa, come abbiamo fatto in altri casi, mettendo in campo tutti gli strumenti nazionali disponibili: dalla tutela dei lavoratori, attraverso gli ammortizzatori sociali, al sostegno dei volumi produttivi e strumenti di incentivo agli investimenti, come gli Accordi per l’innovazione. Ma ogni intervento pubblico dovrà inserirsi in un piano serio e verificabile, con impegni chiari da parte dell’azienda e dei sindacati, sulla produzione, sull’occupazione e sul futuro degli stabilimenti italiani. Anche in questa vertenza il Governo farà la propria parte, a condizione che ciascuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità», ha concluso Urso, spostando l’attenzione su scala europea.

«Negli ultimi sei anni sono già stati chiusi 25 stabilimenti dell’elettrodomestico in Europa: bisogna agire subito o rischiamo il collasso industriale. Per questo abbiamo promosso e presentato un non-paper sul settore, che ha ottenuto il sostegno di Francia, Germania e Polonia, all’attenzione del vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, al quale avevo già sollecitato un intervento tempestivo negli incontri che ho avuto con lui in questi mesi. Il documento propone il riconoscimento dell’industria europea dell’elettrodomestico come settore strategico, un piano europeo dedicato al comparto e strumenti per sostenere gli investimenti, la domanda e la capacità produttiva. Illustrerò il documento al prossimo Consiglio Competitività, previsto a Bruxelles alla fine di settembre, affinché diventi la base della discussione europea e l’Unione intervenga al più presto a tutela della produzione, degli investimenti e dell’occupazione, modificando un quadro regolatorio che oggi penalizza le nostre imprese e favorisce la concorrenza asiatica, spesso sleale».

Dal punto di vista sindacale, al termine dell’incontro odierno si evidenziano i passi in avanti, ma ancora c’è da fare.

«Sono stati fatti sicuramente passi nella vertenza Electrolux al termine dei tre tavoli tecnici che si sono svolti. Ora è necessario chiarire i vincoli a garanzia del perimetro industriale e occupazionale. Nel corso del tavolo di oggi al Mimit l’azienda si è detta disponibile a impegnarsi per una risoluzione positiva della vertenza. Il punto è che Electrolux deve confermare che il nuovo piano non prevederà i 1.700 esuberi, né la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi. Per la risoluzione della vertenza Electrolux sono necessari strumenti straordinari che il Governo deve mettere in campo che devono andare nella direzione di favorire il mantenimento in Italia della capacità produttiva e occupazionale in un settore strategico come l’elettrodomestico. Servono ammortizzatori sociali per affrontare la transizione che devono essere accompagnati da strumenti come la riduzione dell’orario di lavoro e i contratti di sviluppo. Il nuovo piano di Electrolux deve prevedere innovazione di prodotti, mantenimento di volumi e dell’occupazione, salvaguardia di tutti gli stabilimenti a partire da Cerreto e garantire la ricerca e sviluppo e l’occupazione per poter affrontare la transizione», la presa di posizione congiunta di Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico. «L’azienda continua a dichiarare una insostenibilità della produzione di cappe nel plant di Cerreto, si parla di continuità produttiva in maniera generica e ricerca continua di soluzioni. Le uniche soluzioni che vediamo noi sono investimenti in nuovi prodotti, in processo per efficientamento accompagnati da strumenti ordinari e straordinari messi in campo dalla politica, che per forza di cose nei prossimi incontri dopo la pausa estiva, dovranno essere declinati», conclude Pierpaolo Pullini della Fiom Ancona, annunciando che domani sono previste assemblee dei lavoratori con la presenza di esponenti delle segreterie nazionali per illustrare quanto avvenuto oggi. A Cerreto l’assemblea sarà dalle 9 alle 10.

«Chiediamo interventi straordinari al Governo, per cambiare la traiettoria industriale di Electrolux e dell’elettrodomestico in Italia, non solo per mitigare le ricadute sociali. E all’azienda chiediamo di interrompere immediatamente qualsiasi azioni unilaterale di delocalizzazione. Reputiamo inoltre insufficienti le modifiche al piano industriale fino ad ora prospettate dalla direzione aziendale, poiché restano condizionate a eventi ancora incerti, e in ogni caso non scongiurano la chiusura dello stabilimento di Cerreto D’Esi né saturano le altre fabbriche. Infine, pesa la minaccia aziendale di ridimensionare in Italia anche le funzioni di staff, direzionali e di ricerca», dichiarano Vera Buonomo, segretaria confederale Uil, Davide Sperti, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore elettrodomestici.

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