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Fabriano Fedrigoni, l’assessore regionale Aguzzi chiede di incontrare i vertici aziendali

«Si tratta di un’operazione commerciale che pone delle questioni di fondo sulla legittimità all’uso di un marchio che ha un evidente riferimento territoriale»

Fabriano – La concessione del marchio “Fabriano” da parte di Fedrigoni approda anche in regione, con l’assessore al lavoro Aguzzi che annucia di aver contattato la dirigenza chiedendo di anticipare l’incontro già previsto per il 27 marzo.

«Vorremmo garanzie di correttezza e legittimità riguardo all’operazione messa in atto dal gruppo Fedrigoni – ha dichiarato Aguzzi – e informerò della situazione il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per valutare se necessario riaprire la trattativa a livello nazionale». 

«Una situazione per cui rimango molto stupito e amareggiato – Ha aggiunto Aguzzi – è una crisi nata in modo dirompente con l’annuncio della chiusura di Giano che produceva la carta Fabriano a cui sono seguiti una serie di incontri convocati dalla Regione Marche e a livello ministeriale. Alla disponibilità del Ministero di portare avanti un percorso di cassa integrazione è seguito l’impegno da parte della Fedrigoni di reimpiegare la maggior parte dei dipendenti. Crisi motivata fortemente, da parte della Fedrigoni, dal fatto che non c’era più un mercato sostenibile di richiesta di quel tipo di carta Fabriano per fotocopie e non potendo più sostenere quel tipo di attività avrebbero rafforzato altre attività sul nostro territorio». 

andreoli

«Meraviglia molto l’operazione di ripresa dell’attività di produzione di carta Fabriano tramite una società tedesca motivata da una richiesta della clientela, e quindi del mercato – ancora l’assessore –  mentre inizialmente Fedrigoni affermava non esserci più per sostenere quella stessa produzione. Aggrava la situazione il fatto che, per mantenere quel tipo di clientela, abbiano bisogno di utilizzare il marchio Fabriano, che è un marchio storico di questa produzione di carta realizzato attraverso la nostra professionalità tutta marchigiana». 

«Si tratta di un’operazione commerciale che pone delle questioni di fondo sulla legittimità anche rispetto all’uso di un marchio che ha un evidente riferimento territoriale». 

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