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Alta Vallesina

FABRIANO / Indelfab (ex JP), i sindacati: «No ecatombe occupazionale»

La sottosegretaria Alessia Morani stamattina ha incontrato la proprietà che ha ribadito la posizione sui licenziamenti

 

FABRIANO, 24 agosto 2020 – «Un discorso di verità e di prospettiva, che pur avvalendosi di ammortizzatori sociali temporanei, dal sette settembre cambi radicalmente un percorso che nel giro di sei mesi porti ad un nuovo progetto di reindustrializzazione, con o senza Porcarelli, di questa area di confine tra Marche ed Umbria. Ciò anche considerato che Porcarelli, l’ho incontrato questa mattina prima di partecipare all’incontro, mi ha confermato di non voler ritirare l’istanza liquidatoria e procedere con risolutezza nella sua proposta che non tiene conto, al contrario di quella nostra, della massima occupazione».

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La dichiarazione è arrivata dal Sottosegretario al Mise, Alessia Morani, nel primo tavolo di confronto ufficiale, tenuto oggi pomeriggio all’Oratorio della Carità e al quale hanno preso parte i sindaci di Fabriano, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, gli assessori della regione Marche Bravi e Bora, l’assessore della regione Umbria Michele Fioroni, e il Sottosegretario al Mise Alessia Morani.

Dopo l’assemblea svoltasi stamattina nel piazzale antistante la sala mensa dello stabilimento di Santa Maria (leggi l’articolo), nel pomeriggio primo confronto fra sindacati e Istituzioni in merito all’apertura della procedura di mobilità per 583 lavoratori ex JP Industries di cui 300 residenti nel fabrianese e altrettanto in Umbria.

«Siamo di fronte a un imprenditore che sta rovinando ciò che resta a Fabriano. È arrogante, non deve dare spiegazioni a nessuno e guarda solo ed esclusivamente al proprio interesse» il leitmotiv dei lavoratori partecipanti al presidio e dei rappresentanti dei sindacati di categoria Fim-Fiom-Uilm: Gianpiero Santoni, Pierpaolo Pullini e Isabella Gentilucci. «Ci avevano promesso un nuovo piano concordatario da presentare in Tribunale, ma abbiamo forti dubbi che lo faranno in questa fase. Questo perché, secondo Giovanni Porcarelli, il Decreto Agosto permette il licenziamento per le aziende in liquidazione. Noi abbiamo due ordini di problemi: garantire il reddito ai lavoratori dopo il 6 settembre, quando scadrà la cassa integrazione covid, ed evitare una nuova ecatombe occupazionale. Combatteremo fino alla fine per entrambe le problematiche. Il rischio, nell’ipotesi più negativa, è che il 7 settembre si proceda subito ai licenziamenti senza il rispetto delle procedure dei 120 giorni. Altra ipotesi è cercare di allungare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali».

Compatte e decise sulla strada da seguire le organizzazioni sindacali che hanno ribadito unitariamente: «Non esiste alcuna disponibilità ad accordi su procedura di mobilità. È indispensabile il ritiro della procedura, garantire la continuità di sostegno al reddito dopo il 6 settembre per la tenuta sociale dei territori. Il governo si è impegnato ad individuare soluzioni con le istituzioni locali e le parti sociali, per dare delle prospettive occupazionali reali ai territori, con o senza l’imprenditore. Apprezziamo le proposte della sottosegretaria Morani, e delle istituzioni, che ha incontrato l’azienda chiedendo il ritiro della procedura, e ad individuare possibili soluzioni anche alla luce delle possibilità che oggi ci sono grazie agli strumenti che mette a disposizione il decreto rilancio. Nei prossimi giorni convocheranno le assemblee e restiamo in attesa della convocazione al Mise prevista dalla sottosegretaria entro la metà di settembre, anche alla luce degli strumenti messi a disposizione dal decreto Rilancio».

I sindacati, inoltre hanno rimarcato l’assoluta necessità di costruire «prospettive di lungo periodo» che riportino lavoro e sviluppo in quelle che oggi sono vere e proprie “cattedrali nel deserto” delle aree interne umbre e marchigiane. Nei prossimi giorni i sindacati convocheranno le assemblee con i lavoratori in attesa della convocazione al Mise, prevista dalla sottosegretaria entro la metà di settembre. Dal loro canto la Bora e la Bravi hanno assicurato: «È una questione estremamente grave con 600 famiglie a rischio, pertanto, avendo partecipato a tutti i tavoli ministeriali e non soltanto legati a questa vertenza (Whirlpool, Tecnowind ecc.) che la regione è pronta con un piano di sostegno e ricollocazione ma aspettiamo un piano industriale di prospettiva che non è quello presentato da Porcarelli di 150 maestranze e non tiene conto di tutte le altre. Noi, come Regione, abbiamo i fondi e siamo pronti ma senza un serio piano industriale le nostre mani sono legate. Le risorse – hanno ribadito – ci sono è un problema di serietà e di progetti, considerato anche che il “progetto Fabriano” ha finanziato oltre 16 programmi ma in questo caso, visto l’atteggiamento dell’imprenditore dell’Indelfab, pensiamo ad un investitore terzo. Comunque in presenza di un piano industriale serio e adeguato noi da subito mettiamo a disposizione le migliori energie e fondi pari a 9 milioni di euro, in tre anni finanziato ogni dipendente con oltre 5mila euro».

Daniele Gattucci

daniele.gattucci@qdmnotizie.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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