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JESI / Biodigestore: «Troppe forzature, vogliamo vederci chiaro»

biodigestore Gianangeli Pergolesi Grondacci

Secondo Romina Pergolesi e Massimo Gianangeli la procedura adottata dal Comune di Jesi per l’impianto sarebbe “forzata”, l’annuncio di voler coinvolgere le autorità giudiziarie competenti

JESI, 22 febbraio 2020 – «Il progetto di biodigestore proposto nel territorio comunale di Jesi sconta un approccio metodologico e procedurale molto superficiale che non appare in linea con le normative comunitarie nazionali e perfino della Regione Marche, per non parlare degli indirizzi della giurisprudenza comunitaria e costituzionale».

Non hanno dubbi Romina Pergolesi, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, e Massimo Gianangeli del Comitato Tutela Salute Ambiente della Vallesina e del Coordinamento Terre Nostre, circa la procedura che il Comune di Jesi ha adottato l’estate scorsa.

biodigestore Gianangeli Pergolesi Grondacci«Il rischio – proseguono – è di compromettere i diritti dei cittadini, a causa delle decisioni degli enti coinvolti viziate da forzature. Una storia che sembra già vista con l’allora sindaco Belcecchi e la vicenda Sadam».

Ad oggi non esiste un Piano d’ambito: «Tanto che la recente informativa dell’assemblea Ato2, sugli step procedurali per realizzare il biodigestore prevede di avviare la Verifica Ambientale Strategica (Vas) successivamente all’adozione del Piano d’ambito, ma in palese contrasto con il testo unico ambientale».

Presente all’incontro con la stampa, svoltosi all’Hotel Federico II, anche il giurista ambientale Marco Grondacci (a destra nella foto in primo piano): «Questo modo di procedere impedisce una reale valutazione preventiva per scenari alternativi di sito e tecnologia da utilizzare, cioè si rimane sulla questione del biodigestore come unica soluzione. La Vas non può servire dopo per giustificare quanto già deciso a livello politico. Tra l’altro uno studio di fattibilità non può essere concluso dieci giorni dopo l’individuazione del sito, c’è qualcosa che non va».

biodigestore Gianangeli Pergolesi GrondacciMolte le questioni da chiarire: «Il rischio è che, in seguito alle ipotesi su tre siti avanzate da Ancona, vincerà il territorio economicamente e politicamente più forte con buona pace per le comunità locali – ha aggiunto Grondacci che segue molte vertenze nel Nord Italia sulla questione -. Un aspetto ritorna su molti territori: si forzano procedure di pianificazione ambientale a priori, a prescindere dalle reali esigenze del territorio. Si rischia di avere impianti troppo grandi per le reali esigenze».

«Il parere dell’Anac preso positivamente da Jesi andrebbe letto meglio – aggiunge Romina Pergolesi -. Non vogliamo Jesi pattumiera delle Marche con impianti che dopo pochi anni diventano obsoleti. Non si possono fare impianti senza valutare la situazione esistente, in una zona quella dell’Interporto già provata».

«Abbiamo presentato un’istanza al Consiglio comunale affinché venga rivista la procedura e un’interrogazione della consigliera Pergolesi in Consiglio regionale – prosegue Gianangeli -. Per ora l’Amministrazione comunale e i consiglieri, ad eccezione di Claudia Lancioni, 5 Stelle, non ci hanno risposto. Solleciteremo di nuovo l’Ente e i consiglieri interessando della questione anche la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica. Con altri territori faremo rete per mettere insieme conoscenze e strategie: il punto cruciale, che abbraccia più realtà nel territorio nazionale, sono gli incentivi che fanno partire “metodi fotocopia” in tutta Italia».

Focus su altri due aspetti: la gestione privata, sostenuta da Jesi nell’atto di indirizzo, e i siti proposti da Ancona: «In generale non sono convinto che questo tipo di impianto sia la soluzione – ha proseguito Gianangeli -. Sulla gestione fossi in maggioranza a Jesi mi sarei arrabbiato: prima si parla di pubblico, poi nell’atto di indirizzo si cambia. Personalmente sono per una gestione pubblica perché permette maggiori controlli ma questa non è comunque una garanzia».

(e.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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