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Cronaca

JESI / Il non rientro a scuola: «Studenti demoralizzati, il timore è l’abbandono»

Gli insegnanti Francesco Coltorti e Patrizia Rosini raccontano la ripresa della didattica a distanza al 100% dopo le vacanze di Natale

JESI, 8 gennaio 2021 – Un ritorno a scuola che ha avuto il sapore della beffa per molti studenti e studentesse convinti di poter riprendere a vivere normalmente le loro giornate in classe e che invece, a una manciata di giorni dalla ripresa, hanno appreso che le lezioni si seguiranno ancora dallo schermo del computer.

Ieri mattina l’insegnante jesino del Les del Galileo Galilei, Francesco Coltorti, si è confrontato con studenti e studentesse.

«Prima di riprendere il programma ho parlato con loro e li ho trovati molto passivi, demotivati e rassegnati. In generale posso dire che la regolarità dell’anno è a rischio dal punto di vista dei profitti e delle frequenze e c’è il timore serio di un consistente abbandono scolastico: la situazione continua a essere grave. La decisione della Regione Marche è arrivata all’ultimo e sarà anche giustificata dai numeri, va detto però che la scuola si era organizzata e aveva lavorato per predisporre la frequenza in presenza al 50%».

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Francesco Coltorti

La disposizione regionale sarà in vigore fino al 31 gennaio prossimo: «Poi dobbiamo essere pronti a tornare in presenza – prosegue Coltorti -. Occorre fare davvero di tutto. Molti studenti e studentesse stanno chiedendo supporto psicologico ai docenti: a me oltre una decina di alunni ha chiesto aiuto in questo senso.

Vivono con ansia le prestazioni scolastiche, sentono di non riuscire a studiare bene, la didattica fatta così comporta maggiori distrazioni, e poi sono sempre connessi, anche a scuola, con un mondo da cui arrivano per lo più notizie negative: queste sono le preoccupazioni di ragazze e ragazzi che ci tengono alla scuola, molti temono per l’esame di Stato».

Patrizia Rosini
Patrizia Rosini

Patrizia Rosini insegna italiano e storia al Marconi-Pieralisi di Jesi.

«Ragazze e ragazzi non sono molto speranzosi, questo già alla vigilia delle vacanze. Si sente una certa rassegnazione: in quinta sono preoccupati per l’esame di Stato perché non si sa come sarà e si fa difficoltà a programmare. In classe ho fatto un gioco lessicale: ho chiesto quali termini userebbero per descrivere il 2020 e hanno scelto “cambiamento“, “solitudine“, “solidarietà” e “famiglia“, “rifugio“. La mia inoltre è una scuola tecnica, l’uso dei laboratori è importantissimo e nonostante i colleghi siano bravissimi a proporre attività di questo tipo a distanza, chiaro che non è la stessa cosa».

Sulla riapertura a fine mese la docente spiega: «Riaprire al buio o a singhiozzo non è possibile: la scuola interagisce con altri servizi e se i trasporti ad esempio non sono adeguati, la situazione resta questa. Nella mia scuola già dal 15 settembre eravamo in presenza al 50%, questo permette, in parte, di ricreare il gruppo classe».

Condiviso con il collega il timore per l’abbandono scolastico: «Questa è la vera preoccupazione ed è fondamentale la presenza dell’insegnante: soprattutto i ragazzi più fragili devono poter trovare, anche al di fuori dell’orario di lavoro, un appoggio nel docente. Occorre tenere un filo sempre legato con loro. La didattica a distanza è un impoverimento ma può essere vista come una scommessa che dobbiamo vincere e una volta tornati alla normalità chiederci cosa possiamo prendere da questa esperienza. La scuola c’è e si è dovuta adattare ma non è l’unica comunità educante, il fatto è che ai giovani sono venuti meno altri supporti come il teatro, i cinema, la musica dal vivo».

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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