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Eventi & Cultura

JESI / Vittorio Graziosi, l’impegno nella scrittura e nel volontariato

“Sangue di rosa scarlatta” ha superato le 30mila copie. Prima in Croce Rossa poi all’Asur: «Sono a favore dei vaccini, non c’è altro sistema per uscire da questa subdola guerra»

JESI, 17 aprile 2021Vittorio Graziosi da anni si dibatte nelle acque non sempre calme della narrativa, della poesia, del teatro, della cultura tout court ma tiene sempre duro, esce dai confini strambi di questa nostra Europa, si fa conoscere anche all’estero, riceve attestati e premi, il suo libro “Sotto il segno della bilancia”, realizzato insieme a Fabio De Nuzio, ex inviato di Striscia la Notizia, ha ottenuto il “Premio della Giuria” al concorso letterario internazionale di Montefiore.

Recentemente la sua casa editrice “Black Wolf Edition” scozzese, gli ha comunicato che il suo libro “Sangue di rosa scarlatta” sta vendendo e discretamente. Superate le 30.000 copie.

“Sangue di rosa scarlatta”, che risale ad alcuni anni fa, ha avuto successo, non solo dal punto di vista di vendita e di buona riuscita nel pubblico.  

«Vero, è un testo tradotto in russo, inglese, francese e spagnolo, che ha superato le molte migliaia di copie vendute in quattro edizioni ed è distribuito e promosso in tutto il mondo in lingua inglese, e da questa estate nelle nazioni africane di lingua francese, partendo dalla Tunisia dove è stato adottato come testo della “Convegno internazionale per la pace” di Sousse. Si chiude un cerchio aperto nel 2007, anno in cui venne presentato per la prima volta alla convention contro il terrorismo tenutosi a Kiev. Credo che si possa definire oramai un “long seller”, visto che la sua prima edizione ha visto la luce quasi quindici anni fa»

libro vittorio Graziosi sangue di rosa scarlatta

Ed è diventato anche un adattamento teatrale, se non sbaglio.

«Il testo ha già avuto due trasposizioni teatrali, con la regia e l’interpretazione di Dante Ricci ed è arrivato in finale al concorso Fita con la trasposizione scenica della compagnia teatrale Liolà di Borsini. Ed una “costola” del libro, cioè la storia che componeva la postfazione della terza edizione, è diventata un reading con gli amici Giovanni Brecciaroli per le musiche, e la recitazione di Antonio Lucarini dal titolo: “La storia di Sasha”, un ragazzo leucemico aiutato con la mia “prima” presentazione del libro nell’ufficio vicario del Parlamento a Roma, una storia drammatica raccontata in numerose repliche in giro per l’Italia e in tutte le Marche. In seguito è uscito per la “Miraggi” di Torino, un romanzo dal titolo “Il crinale del tempo”, una storia dura che racconta una guarigione da un trauma infantile e la vittoria attraverso la catarsi dell’arte. Ma questo libro, presentato il 7 dicembre 2019 all’ Eur di Roma, non ha ancora spiccato il volo. Sono riuscito grazie agli amici del Vox di Jesi e della associazione il Cerchio di Monte Urano a fare due sole presentazioni… mentre in tutto il centro Italia me ne sono state disdette per il Covid. Alcune librerie mi hanno confidato di non riuscire neanche a riaprire»

Sei impegnato da tempo in alcune scuole di scrittura: cosa manca, in una terra come la nostra Vallesina, nella quale tanti scrittori e poeti nascono giorno dopo giorno, per poter “sfondare” presso il grosso pubblico?

«Questa è una domanda “indigesta” e cercherò di rispondere senza toccare la sensibilità di nessuno: secondo me possedere una storia o una emozione o una suggestione non garantisce il saperla scrivere. Scrivere è un’arte esattamente come dipingere, recitare fare cinema o teatro. Questo stabilisce una sublimazione che si manifesta con il talento. Il talento o c’è o non c’è. La devozione e la voglia di scoprire e “bere” arte, si esprimono, sembra, con naturalezza ma emergono solo dopo moltissimi sacrifici personali. Studio, confronto, conoscenza, sperimentazione, ogni giorno scrivo per tenermi in esercizio o leggo per ampliare la cultura che mi servirà per saper scrivere. Ci credi? mi succede spesso di appallottolare la pagina e gettarla, non accontentandomi del risultato. Per esempio Sangue di Rosa scarlatta di sole 136.000 battute l’ho riscritto in molta parte una decina di volte e prima di consegnarlo al mio editor l’ho riletto e corretto trentaquattro volte. Come docente di scrittura in giro per l’Italia e il mondo (sei anni a Kiev e uno a Beirut, oltre Monza, Arezzo, Roma, Milano e diversi centri marchigiani) cerco di parlare delle mie riflessioni e delle conclusioni alle quali sono arrivato dopo essermi confrontato con i migliori corsi di scrittura d’Italia, cioè quelli di Milano Torino e Firenze aiutando, dove posso, chi ha il sogno di scrivere. Poi è necessario affidarsi ad un agente letterario “serio” che sarà per l’autore il primo importantissimo confronto»

Oltre che scrittore, sei anche da una vita un volontario della Croce Rossa. Qual è il tuo compito “sul campo” in questo periodo convulso di vaccini sì, vaccini no?

«Sono scrittore da venticinque anni ma dipendente e volontario Cri lo sono stato per circa trenta anni fino a quando la Croce Rossa non ha rinunciato ai dipendenti per espletare i servizi con i soli volontari e noi siamo stati dirottati in altri enti. Io quindi dal 1 gennaio 2017 sono dipendente Asur di Jesi. In questa veste quando mi hanno chiesto di dare una mano come tecnico/amministrativo per le vaccinazioni, mi sono reso disponibile. Un contributo che ritengo doveroso proprio per il mio ideale crocerossino di aiuto al prossimo, ed in questo caso per provare ad uscire dal problema pandemico. Sono a favore dei vaccini, non esiste un altro sistema per uscire da questa subdola guerra. E’ quindi la pura e semplice logica che mi guida. Oltre al fatto che sono da sempre convinto che i benefici dei vaccini siano di gran lunga superiori alle controindicazioni. Io sono fiducioso che la Medicina e la Scienza in senso ampio ci condurranno in mari meno agitati ed alla Scienza Medica mi affido. C’è poco altro da dire. Sarebbe più opportuno, secondo me, che soprattutto i virologi dibattano nelle loro sedi le questioni che competono al loro lavoro e non davanti a tutti. Così evitiamo di essere condizionati e schizofrenici. Però una considerazione va fatta. Il Neorealismo raccontava l’umana sofferenza, accendendo riflettori sulla seconda guerra mondiale e portando alla ribalta tante storie sconosciute accadute in quel periodo. Di questo nostro tempo non ci sarà nessun neo/neorealismo, perché i media tengono continuamente i riflettori accesi su tutto quello che avviene minuto per minuto»

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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