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LE NOSTRE FIRME / SI PARLA DI…

Cultura, sport, curiosità, mestieri e tanto altro sono al centro delle interviste dei nostri giornalisti per scoprire le ricchezze del territorio

 

 

Gioia Morici, giornalista

Il Mastro e la statuina

 

La Confraternita Jesina Mastri Presepai da 31 anni compone presepi di altissima qualità che espone nella città di Jesi. Un traguardo importante, costellato di soddisfazioni.

E dire che abbiamo iniziato per gioco – racconta Sandro Camilletti, presidente della confraternita -. Ci univa sin da ragazzini l’amore per il presepe e ci siamo detti: perché non fare una associazione “devota” allo spirito del Natale? E così è stato.

Una grande passione la vostra.

Esatto. Il mastro prepepaio è artigiano, carpentiere, muratore, scultore, pittore, elettricista, scenografo, organizzatore. La nostra è una passione con il gusto di creare e adoperarsi sulla scorta di una continua ricerca culturale e tecnica che poi offriamo all’ammirazione della gente.

In quanti siete a lavorare?

Nella confraternita siamo 11 ma in realtà siamo in meno a lavorare. Il primo presepe lo abbiamo allestito nell’87 alla Chiesa di San Giuseppe e sin dal primo momento abbiamo voluto raccontare storie che emozionassero. La nostra ricerca non è mai banale: non vogliamo congegni meccanici, né acqua in movimento. Puntiamo sempre sui contenuti e sull’originalità.

E Jesi? Come entra nel presepe?

Fin dal principio abbiamo voluto che nell’ambientazione ci fosse la nostra città. Nel 1988, il nostro primo grande successo, abbiamo realizzato quartieri cittadini ben riconoscibili, la Madonna era una filandara, l’angelo annunciante la riproduzione di quello di Lorenzo Lotto. L’anno dopo abbiamo scoperto il modo per imparare a creare nuovi pupi e da lì in poi è stato un crescendo di storie nuove.

Ad esempio?

Ad esempio il presepio del ’92: un’edizione ricca di riferimenti teologici, un lavoro immane, due anni di preparazione, oltre 30 nuove statue. Un presepe unico, difficile, paradossale, che ci ha resi orgogliosi anche se è stato poco capito. Ma ricordo con orgoglio anche l’edizione del 2000, in occasione del Giubileo. Abbiamo raccontato la storia della fede nella nostra terra, con tanti episodi presi dalla tradizione, come la Madonna del Tettarello, la corsa di San Floriano col diavolo, San Settimio che evangelizza la Vallesina.

E siete sbarcati fuori regione.

Sì, il dottor Troisi, curatore della rassegna internazionale del presepe, pochi anni dopo, nel 2004, è rimasto talmente colpito dal nostro lavoro, che ci ha voluto a tutti i costi. Nel 2007 abbiamo esportato il nostro presepe all’arena di Verona: 120 metri quadri di allestimento, il più grande mai esposto.

E oggi, nel 2018?

Oggi vogliamo accostarci sempre più al cuore della gente, riportare nelle case il senso vero del Natale, il senso di partecipazione alla festa che sentivamo da bambini, lo spirito dello stare insieme in famiglia. Non è un caso se i nostri presepi, posti a un metro da terra, hanno pupi di 60 centimetri: vogliamo che la gente si senta dentro alla scena. La sfida non è semplicemente quella di fare ogni anno il presepe più bello. Noi intendiamo far capire che a Jesi è possibile sfruttare un’occasione unica di fare cultura. In questi 30 anni di attività la confraternita si è ricavata un posto d’onore tra le produzioni italiane. Le nostre opere di grandi dimensioni, caratterizzate da importanti contenuti religiosi e al tempo stesso popolari, con ambientazioni tipiche e un’attenzione scrupolosa alle proporzioni e ai dettagli, hanno saputo raccontare vere e proprie storie secondo l’autentico spirito francescano che privilegia ed esalta la gente semplice. Abbiamo disegnato una via tutta “marchigiana” al presepio, esportata ed apprezzata a Todi, Lubiana, Ancona, Città di Castello e persino a Betlemme, città cui abbiamo donato un presepe da inserire nella sezione itinerante del museo internazionale.

Ma dopo questo lavoro estenuante, a casa il presepe lo fate?

Certamente! Non importa che sia grande o piccolo. L’importante è che a casa il presepe non manchi mai.

Gioia Morici

gioia.morici@qdmnotizie.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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