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Maiolati Spontini L’Antartide interiore di Simona Paolella
Un viaggio psicologico nelle profondità dell’animo umano, un’esplorazione della sofferenza esistenziale che minaccia di disgregare l’individuo fino alla rinascita, nel libro della psicologa e psicoterapeuta della famiglia presentato al Circolo Cittadino
Maiolati Spontini – Non è stato molto facile affrontare con Simona Paolella, psicologa e psicoterapeuta della famiglia, un master in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza, la presentazione del libro “Antartide interiore”, una delle sue ultime fatiche, nei locali del Circolo Cittadino, sempre molto attento e ben diretto da Alice Alessandrini. A vederlo, dici che le sessantatrè pagine te le sbafi in due ore. La realtà è diversa. Un libro complesso, lo capirete subito dalla sinossi. Che non posso assolutamente sintetizzare ancor di più.
«Sam, sprofondato in un gelido inverno emotivo dopo un tragico evento familiare, si rifugia in una rabbiosa solitudine. Il mondo intorno a lui si deforma, si sfalda, diventa ostile e gli occhi degli altri mutano in “fessure malefiche”. La sua glaciazione intima, iniziata proprio con due occhi – blu cobalto con spruzzate di nero, del colore del mare in tempesta –, lo trascina giorno dopo giorno nel suo abisso personale: un luogo dove la realtà si cristallizza e si distorce. Per proteggersi, si rifugia nei dettagli – minimi, apparentemente insignificanti – ai quali si aggrappa disperatamente, cercando di salvaguardare i frammenti rimasti della sua identità. Ma ben presto Sam scoprirà, proprio grazie a quei dettagli, che la realtà può essere molto diversa da ciò che sembra».
“Antartide interiore” è un viaggio psicologico nelle profondità dell’animo umano, un’esplorazione della sofferenza esistenziale che minaccia di disgregare l’individuo… fino alla rinascita. Questo racconto nasce da una esperienza vissuta in prima persona durante un convegno cui Simona partecipava e notava la volontaria ricerca di isolamento dai gruppi di lavoro di una giovane partecipante. Il volume propone un puzzle, come la nostra mente, in cui si sovrappongono varie emozioni, in cui realtà e altre dimensioni assumono volti contorti, occhi di ghiaccio, fessure attraverso le quali transitano varie sensazioni.
Gli studiosi, e Simona lo è, ci dicono che «la mente spesso trasforma pensieri semplici in puzzle da 1000 pezzi. La pace interiore non deriva dal risolvere tutto, ma dal lasciare andare e scegliere quali pensieri alimentare. Il puzzle rappresenta una sfida che insegna la pazienza, la determinazione e la capacità di superare gli ostacoli.
Le ho chiesto perché ha scritto di solitudine, di lutto, anche se la prefazione accenna a un rapporto salvifico con l’Altro. Ma chi è costui?

«L’Altro, che nel libro si chiama Enea, non è un eroe che arriva a salvare Sam con un proclama. All’inizio è quasi un fantasma, una presenza sullo sfondo. I lettori lo vedono solo attraverso i dettagli che Sam percepisce attraverso la sua mente tormentata».
Molto coinvolgenti i momenti in cui Diego Ciarloni, artista a tutto tondo, ha letto alcune pagine bellissime tratte dal volume e poi lo scambio di opinioni, venuto di conseguenza, col pubblico, attento e vigile, ha ancor di più arricchito il valore dell’evento. Che Simona dedica “Ai miei pazienti”.

Non dimentichiamo che ha ricevuto il Premio Franz Kafka Italia alla Cultura 2025 e il secondo posto al Premio Caravaggio 2025. Non si può anticipare il finale, Simona scrive che la trasformazione di Sam avviene “per consapevolezza”.
Ma sarà l’Altro che riuscirà a farlo rinascere e ritrovare quello che pensava perduto, dagli “occhi, lo sguardo, i rumori, i colori, i suoni del mondo”, a dirla con l’illuminante e profonda prefazione di Lucilla Tonucci.
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