Moie Giorno della Memoria, alla Fornace presentazione del libro di Virginio Villani
Stasera (ore 21) “Da Ancona Villarey a Berlino Salzhof. Storia e storie di militari marchigiani in un lager nazista 1943-45”, lunedì 27 proiezione del film “Il pianista” di Roman Polanski
Moie – Stasera, venerdì 24 gennaio, alle ore 21, in occasione delle celebrazioni per il Giorno della memoria, la biblioteca ospiterà un incontro con Virginio Villani, autore del libro “Da Ancona Villarey a Berlino Salzhof. Storia e storie di militari marchigiani in un lager nazista 1943-45”.
Saluto istituzionale da parte del sindaco Tiziano Consoli, quindi la presentazione proseguirà con quello della presidente dell’Anpi Mediavallesina, Arianna Baldini, la testimonianza di Giancarlo Carbini, come figlio di un prigioniero, e con l’intervento dell’autore del libro.
La celebrazione del Giorno della memoria, per non dimenticare gli orrori della shoah, proseguirà anche lunedì 27 gennaio, sempre in biblioteca, con la proiezione del film “Il pianista” di Roman Polanski (ore 21).
Il libro del professor Villani racconta la vicenda dei militari italiani presi prigionieri dalle truppe tedesche dopo l’8 settembre e deportati nei campi di lavoro in Germania. Alla caserma Villarey di Ancona erano di stanza almeno 2.000 soldati di leva, giovani delle località della provincia dai 19 ai 24 anni, che ignari di tutto si trovarono catapultati nel giro di due settimane nei campi di concentramento della Germania dopo un viaggio in vagoni merci o bestiame in condizioni disumane.
Si tratta di vicende ricostruite grazie ai diari e ad altre memorie di alcuni dei militari provenienti dalla Vallesina, da Senigallia e dal suo entroterra, deportati in un campo presso Berlino per essere utilizzati nelle industrie della Siemens al servizio della produzione bellica.
Fame, freddo, maltrattamenti e malattie sino alla fine di aprile del ’45, quando vengono liberati dalle truppe russe, che li trasferiscono dopo una lunga marcia a piedi oltre il confine Polacco a Landsberg (oggi Gorzow).
Le condizioni migliorano, ma la fame resta una costante, sino a fine settembre, quando vengono rimpatriati su convogli organizzati di concerto con il Governo italiano. Ma alcuni gruppi si erano allontanati in precedenza per raggiungere l’Italia, a piedi o con mezzi di fortuna.
Si conclude così una vicenda della nostra storia poco conosciuta, perché a lungo rimossa. Solo dopo decenni fu riconosciuta agli ex internati la dignità di Resistenti, riscattando così le sofferenze di una moltitudine silenziosa di umili soldati (per lo più contadini), che insieme anche a tanti ufficiali preferirono accettare una dura prigionia piuttosto che aderire al nazismo o alla rinata Repubblica Sociale.
© riproduzione riservata

