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Cronaca

Jesi Impianto Edison, il vizio Zipa “sospende” ma non stoppa l’iter autorizzativo

La Provincia di Ancona non può ancora prendere decisioni in merito all’annullamento delle procedure per la realizzazione della Piattaforma polifunzionale così come chiesto dal Comune sinchè non si esprime il Consorzio

Jesi – «Non ho ancora dato risposta alla richiesta di Edison perché non è stata formalizzata in modo idoneo, quindi attualmente l’iter istruttorio è sospeso in attesa di chiarimenti che ci devono pervenire proprio da Edison e dalla proprietà dell’immobile».

Con queste parole il Commissario liquidatore del Consorzio Zipa Camillo Catana Vallemani, ha spiegato ieri mattina, durante il Consiglio straordinario su Edison – dal quale è comunque uscito un netto no bipartisan dal Consiglio stesso al progetto – la situazione di stallo in cui verte il caso del vizio di forma, rilevato nel contratto di locazione con Edilpav e per il quale l’azienda ha fatto sapere che avrebbe richiesto al Consorzio la sanabilità del contratto.

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D’altro canto la Provincia di Ancona non può prendere decisioni in merito all’annullamento dell’iter procedurale del progetto per la realizzazione della Piattaforma polifunzionale per il trattamento dei rifiuti pericolosi e non in zona Zipa, fino a quando non avrà un pronunciamento definitivo del Consorzio sulla validità del contratto stesso. Pertanto l’iter autorizzativo non si ferma e va avanti.

«Il regolamento prevede che i contratti di locazione e compravendita dei locali artigianali, siano sottoposti all’autorizzazione preventiva del Consorzio che effettua una verifica sulla tipologia di attività che si svolgerà nell’immobile, che si tratti di un’attività artigianale industriale e che siano rispettati gli altri punti del regolamento. Nell’ambito dello stesso non è prevista un’integrazione ex post ma solo un assenso preventivo», ha precisato il Commissario liquidatore.

«Riguardo al contratto, quindi, ho già dichiarato che non era opponibile, perché sprovvisto dell’autorizzazione preventiva, almeno per quello che riguarda la porzione di immobile artigianale industriale, mentre la pratica resta valida per le particelle ad uso ufficio che non necessitano di autorizzazione».

«La richiesta che ci è stata inviata da Edison il 14 febbraio non era processabile, quindi siamo in attesa di ulteriori chiarimenti da parte del proponente e della proprietà».

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A questo punto sono il contratto di locazione e la successiva richiesta di sanabilità ex post presentata da Edison a costituire il nodo cruciale della disquisizione, non poco complicata, se sia possibile invalidare uno degli elementi fondanti dell’istanza presentata da Edison, cioè la titolarità dell’immobile da parte del proponente, che potrebbe portare all’annullamento dell’intero iter procedurale, come richiesto dal Comune di Jesi alla Provincia di Ancona.

«Con il mancato assenso preventivo del Consorzio rispetto al contratto di locazione, viene meno il titolo a presentare l’istanza da parte del proponente – ha spiegato il dirigente del Comune di Jesi, Simone Messersì -. Alla luce dell’inopponibilità del contratto dichiarata dal Consorzio a dicembre scorso, abbiamo chiesto alla Provincia l’improcedibilità dell’iter amministrativo perché, in presenza del difetto di legittimazione, non ci sono i presupposti per continuare».

D’altronde, come evidenziato dall’architetto Sergio Bugatti, dirigente dell’Area valutazioni e autorizzazioni ambientali della Provincia, «per l’avvio del Paur era sufficiente che il proponente dichiarasse la disponibilità dell’area, con una promessa di affitto o di acquisto, una situazione molto comune nei casi come questo in cui ci si muove in ambito ambientale e l’azienda proponente si impegna ad affittare o acquistare l’immobile – quindi a perfezionare il contratto – solo nel caso in cui la procedura amministrativa vada a buon fine».

Il vizio di forma, ha evidenziato Sergio Bugatti, sarebbe comunque venuto alla luce durante la Conferenza dei Servizi in cui sarebbe stata chiesto ad Edison di dimostrare la titolarità dell’area. Numerose le domande sollevate dai banchi dell’opposizione, dal consigliere Antonio Grassetti – Fratelli d’Italia -, da Marialuisa Quaglieri – Jesiamo – e da Giancarlo Catani – Patto per Jesi -, sui chiarimenti relativi al vizio di forma: se ci sono i presupposti giuridici affinché questo possa essere effettivamente sanato. Mentre il consigliere Francesco Rossetti, Per Jesi, si è informato sulle tempistiche in cui Edison dovrà inviare la richiesta al Consorzio.

Ma la sanabilità ex post non è prevista dal regolamento del Consorzio, ha ribadito Camillo Catana Vallemani, «pertanto non posso dare una risposta in merito. Altro sarebbe il caso in cui il proponente presentasse un nuovo contratto», ha specificato il Commissario liquidatore che poi si è congedato dal Consiglio per un altro impegno.

La domanda della consigliera di maggioranza Paola Montecchiani, capogruppo del Pd, rivolta al dirigente della Provincia, è stata proprio sull’ipotesi che Edison presenti un nuovo contratto di locazione con richiesta autorizzatoria e se questo possa essere considerato valido ai fini procedurali.

«La richiesta presentata a febbraio da Edison alla Zipa non è una sanatoria del contratto in essere ma riguarda la possibilità di produrre un nuovo contratto – ha confermato Sergio Bugatti, che riguardo alla validità ha aggiunto -. La titolarità dell’immobile sarà approfondita nel corso della Conferenza dei Servizi. Riguardo all’ipotesi di un nuovo contratto la Provincia potrà fare le sue valutazione solo dopo il pronunciamento del Consorzio Zipa».

Determinato l’intervento del sindaco Lorenzo Fiordelmondo nel fare chiarezza sull’impasse tra il contratto in essere e un ipotetico nuovo contratto.

«Il Consorzio ha detto che il contratto sulla base del quale è stata formulata l’istanza da Edison è inopponibile, per questo lo consideriamo un vizio di improcedibilità insanabile all’origine. Se Edison producesse un nuovo contratto a quel punto il procedimento dovrebbe essere riformulato ex novo».

Davanti all’impasse contrattuale dalle forze politiche di opposizione è arrivata la richiesta di prendere una posizione politica netta sulla questione e bloccare il procedimento.

«Ci troviamo di fronte a un rimbalzo delle responsabilità – ha detto anche Paolo Gubbi del Comitato di Quartiere Smia Zona industriale, tra coloro che avevano l’opportunità di intervenire -. Gli Enti coinvolti nel procedimento che hanno espresso la loro contrarietà all’impianto debbono prendersi la responsabilità di decidere».

«Una decisione che la Giunta avrebbe dovuto prendere già nella fase preliminare della procedura, bloccando l’avvio dell’iter stesso», ha incalzato Antonio Grassetti.

«Raccogliamo il grido di allarme generale – ha commentato il presidente della Provincia Daniele Carnevali -. Se avessimo potuto fare una scelta prettamente politica avremmo già deciso. Ma è evidente che dobbiamo valutare anche gli aspetti sostanziali e legali e, dopo la consultazione dei nostri tecnici, la situazione è che, al di là dell’inopponibilità espressa da Zipa, al momento esiste un contratto valido per avviare la procedura amministrativa. Anche se siamo consapevoli che questo non può portare all’autorizzazione definitiva, quindi in Conferenza dei Servizi Edison dovrà presentare un contratto valido. Interrompere l’iter autorizzativo è una ipotesi ancora possibile ma ci serve il pronunciamento del Consorzio Zipa».

Con indosso le pettorine della loro opposizione al progetto Edison al Consiglio aperto erano presenti rappresentanti dell’Assemblea Permanente Stop Edison.

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