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CUCINA&MELODIE / Le bugie del marketing alimentare

Denominazione d’origine inventata, occhio a ciò che metti nel carrello della spesa

Bentornati nella mia rubrica Cucina&Melodie, io sono Anna Maria Giretti e oggi scopriremo insieme cosa si nasconde dietro allebugie del marketing dei prodotti alimentari“.

Vorrei iniziare ponendovi una domanda: quanto siete consapevoli dei cibi che acquistate quando andate a fare la spesa?

Ogni giorno nei prodotti che compriamo al supermercato o che passano attraverso le pubblicità in televisione notiamo terminologie sempre diverse, che sostanzialmente portano a credere che quel prodotto venga identificato da noi consumatori come benefico.

È sempre più comune trovare sugli scaffali cibi che dichiarano di contenere Omega 3, polifenoli, antiossidanti, vitamine e chi ne ha più ne metta.

Nel percorso di studi che sto affrontando presso l’Università di Camerino in Scienze Gastronomiche, sto notando che il marketing alimentare sotto forma di pubblicità al consumatore è sempre meno veritiero ed è per questo motivo che ho pensato di scrivere qualcosa a riguardo.

Falsi miti e inganni del marketing alimentare

Tornando al concetto iniziale, la tivù e anche parecchie riviste ci portano ogni giorno a osservare l’efficacia di una certa sostanza, come ad esempio gli Omega 3, senza però conoscerne la composizione vera e propria: la strada più semplice è quella di attribuire a un prodotto alimentare caratteristiche benefiche senza però specificare la quantità quotidiana necessaria per ottenere l’effetto sperato.

Sappiamo tutti che gli Omega 3 sono grassi polinsaturi considerati essenziali per l’organismo, ma anch’essi devono essere assunti in quantità controllate, altrimenti si potrebbe andare incontro a un aumento del rischio di emorragie ed altro.

Molte aziende danno per scontato che gli Omega 3 facciano bene a prescindere, basta scrivere sull’etichetta che il tal prodotto li contiene ed è fatta.

In questa confusione nascono e si mantengono nel tempo i falsi miti, abilmente cavalcati delle industrie alimentari che, nella maggior parte dei casi, hanno molto più a cuore il loro profitto che la nostra salute.

L’uomo è ciò che mangia

Se come diceva il filosofo Ludwing Feuerbach l’uomo è ciò che mangia, dal nostro carrello della spesa possiamo capire realmente chi siamo, se le nostre scelte condizionano la nostra salute e, in ultimo, ma non meno importante, se siamo semplicemente attratti come le mosche dal marketing delle etichette rassicuranti.

Oggi molti consumatori arrivano a scegliere prodotti senza lieviti, senza glutine e senza lattosio, cambiando anche il proprio stile di vita, apparentemente sembra esserci un’attenzione maggiore alla salute e alla dieta.

Mi sono documentata e quindi mi sono chiesta:

La salute degli italiani è così tanto peggiorata negli ultimi anni?

Se si osservano i dati epidemiologici potremo notare che, ad esempio, la celiachia, interessa solo l’1% della popolazione: possiamo quindi dedurre che la maggior parte delle volte non c’entrano intolleranze o allergie, ma si finisce per acquistare determinati prodotti perché convinti che facciano bene alla salute.

Il paradosso della diffusione dei cibi “senza” e l’esplosione dei cibi “rich-in”

L’indicazione che vediamo essere più utilizzata sulle etichettature dei prodotti alimentari è senza conservanti” e pochi grassi. Eppure se andassimo a scavare, scopriremmo che le vendite di questi prodotti sono calate, probabilmente perché non fanno tendenza comesenza zucchero osenza olio di palma“.

Nel contempo stiamo assistendo a un paradosso: da una parte abbiamo la diffusione dei cibi “senza“, dall’altra l’esplosione dei cibi “con” (rich-in), prodotti in cui compare il claim che ci comunica la presenza importante di una componente nutrizionale positiva, come:ricchi di fibre, “ricchi di calcio.

Detto ciò, oserei dire che siamo di fronte a una tendenza di consumo che muta velocemente e bisogna prestare molta attenzione, proprio perché non è chiaro se tali trend siano creati dalle aziende o siano invece dei nuovi bisogni da soddisfare.

L‘informazione sui prodotti alimentari è un elemento fondamentale nella scelta di un prodotto rispetto a un altro e così anche l’etichettatura dev’essere il primo posto fisico per entrare in contatto con il consumatore finale.

Le aziende devono educare e soddisfare le esigenze di ognuno di noi.

Informarsi bene, dunque, deve diventare una mission importante per l’industria alimentare, che dispone di strumenti in grado di costruire una relazione di valore con chi utilizza determinati prodotti.

Vi ricordo che sono presente nei social più famosi quali: InstagramFacebook Tik-Tok, ho anche miei Hastag personali che sono #cucinaemelodie #provateafarloanchevoi.

Cucina&Melodie__Anna Maria Giretti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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