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Cupramontana Cane abbandonato da mesi, appelli ignorati e arrivano i lupi

Dallo scorso giugno si aggira zoppicante nella zona di San Marco, le richieste di intervento si sono moltiplicate ma sino a oggi ha avuto la meglio la burocrazia, e intanto c’è anche il problema predatori

Cupramontana – Sta suscitando crescente preoccupazione tra i cittadini la vicenda di un cane simil pitbull che, con tutta probabilità, sarebbe stato abbandonato lo scorso giugno nella zona di San Marco, alla prima periferia del centro cittadino. Un’area non isolata, abitata e frequentata quotidianamente da quanti vi si recano per passeggiate, famiglie e bambini in bicicletta nelle giornate di bel tempo.

Fin dai primi avvistamenti i residenti hanno iniziato a segnalare la presenza dell’animale, inizialmente ritenuto potenzialmente pericoloso. Nel corso dei mesi, le richieste di intervento si sono moltiplicate, dal canile sanitario, alla Polizia Locale, al Sindaco. Ma, nonostante le numerose segnalazioni nulla di concreto è mai accaduto.

L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa, a ridosso di Capodanno. Preoccupati per le sorti del cane durante la notte dei botti, alcuni residenti lo hanno nuovamente avvistato e segnalato. Anche in quel caso è stata inoltrata una comunicazione, ma sul posto non si è presentato nessuno.

Una situazione che va avanti da oltre sei mesi e che, secondo i cittadini, si perde nei meandri della burocrazia.

«Ogni volta che segnaliamo – raccontano – ci viene risposto che il canile può intervenire solo dopo aver ricevuto una mail dagli organi preposti. Ma il tempo che passa tra la chiamata, la segnalazione e l’invio della mail fa sì che il cane si allontani di nuovo».

Anche il sindaco Enrico Giampieri, si è interessato alla questione. Due ragazze si sono rese disponibili lasciando i propri recapiti, che il sindaco ha comunicato alla Polizia Locale, sperando di poter superare gli ostacoli burocratici e consentire un intervento tempestivo rendendosi disponibili ad accompagnare l’accalappiacani nei punti dove l’animale è solito fermarsi. Ma anche questo tentativo non ha prodotto risultati.

Il cane è diffidente, non si lascia avvicinare nonostante gli venga dato del cibo.

«Dall’Enpa spiegando con precisione la situazione e sperando in un aiuto, loro risposta è stata “Per questo tipo di interventi dovete rivolgervi al canile o ai vigili urbani” dal canile ci dicono che dobbiamo circoscriverlo – spiegano ancora i residenti – ma se fossimo in grado di farlo, saremmo anche in grado di prenderlo noi».

Ad aggravare il quadro, nella giornata di ieri è stato segnalato il passaggio di due lupi proprio nei pressi dell’abitazione davanti alla quale il cane è solito sostare. Il timore è che possa essere attaccato per fini predatori.

«Sarebbe una morte annunciata – dicono – dopo mesi di segnalazioni rimaste senza risposta».

Col passare del tempo l’animale appare sempre più provato: zoppica, vive in solitudine, dorme all’aperto e le sue condizioni sembrano peggiorare.

«All’inizio veniva definito pericoloso – spiegano – oggi è solo un cane stanco, che forse sta lentamente morendo».

Nonostante tutto, nella sua sfortuna il cane ha incontrato persone che hanno scelto di convivere con la situazione, pur tra difficoltà e timori. A volte l’animale si apposta davanti ai portoni impedendo l’ingresso, ma nessuno ha mai cercato scorciatoie illegali.

«Sarebbe stato facile – dicono amaramente – una polpetta avvelenata e il problema si risolveva. Invece abbiamo scelto evidentemente la via più complicata, quella di cercare di salvarlo».

Ci si interroga, inoltre, anche su una disparità che appare difficile da comprendere.

«Quando un cane scappa e vaga in centro o in piazza, spesso è sufficiente una sola segnalazione perché l’intervento sia immediato e l’animale venga portato in canile nel giro di poche ore. In questo caso, invece, nonostante mesi di avvistamenti documentati e richieste di ontervento, per questa povera bestia sembra impossibile attivare una soluzione concreta».

Dopo sei mesi, la risposta resta sempre la stessa: «Dovete circoscriverlo».

Intanto cresce la sensazione che si stia semplicemente aspettando che il cane “tolga il disturbo da solo”. Una storia che interroga coscienze e istituzioni, e che ci si augura non venga lasciata cadere nel silenzio.

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