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Cronaca

Cupramontana Il cane randagio in zona San Marco, “caccia” che dura da otto mesi

Nella gabbia-trappola predisposta con l’interessamento della Lav di Ancona catturati solo gatti che poi vengono liberati, i residenti attendono che gli enti preposti risolvano la situazione per l’incolumità dell’animale ma anche per la sicurezza delle persone

Cupramontana – La situazione del cane simile a un boxer che da giugno vive tra i campi nella zona di San Marco resta irrisolta.

Segnalazioni e richieste di intervento si sono susseguite nel tempo, interessando tutti gli organi preposti, ma la vicenda continua a non registrare cambiamenti.

A oggi l’unica associazione che ha seguito con continuità il caso è la Lav Ancona (Lega anti vivisezione), rimasta in costante contatto con i residenti. Insieme a loro, che da mesi cercano in ogni modo di aiutare l’animale, è stato possibile reperire una gabbia-trappola per tentare di catturarlo in sicurezza.

Nonostante l’impegno e la buona volontà, però, il cane non è stato preso. Nella gabbia entrano gatti, che puntualmente al mattino vengono liberati, ma il cane resta a distanza. Diffidente, probabilmente ormai abituato alla vita randagia, evita il contatto. Eppure torna sempre lì: rimane anche quattro o cinque ore a dormire a pochi metri dalla trappola, come se aspettasse qualcuno.

Il punto, oggi, non sembra essere neppure la sua capacità di sopravvivere – perché finora ha dimostrato di riuscirci – quanto piuttosto ciò che potrebbe accadere con l’arrivo della bella stagione. L’area tornerà a essere frequentata quotidianamente da camminatori, bambini in bicicletta, ciclisti e famiglie.

E allora la domanda diventa inevitabile: se dovesse succedere qualcosa, chi ne risponderebbe?

Perché, se il cane staziona per ore sempre nello stesso punto, e i residenti chiamano nell’immediato, non si riesce a intervenire con tempestività?

Possibile che non si possa snellire un passaggio burocratico, evitando mail e chiamate che allungano solo i tempi di azione per offrire una possibilità concreta di salvarlo e, allo stesso tempo, prevenire eventuali rischi?

Le domande che emergono non arrivano da esperti o addetti ai lavori, ma da semplici cittadini. Persone che forse non conoscono nel dettaglio le dinamiche burocratiche ma che da giugno si sono fatte parte attiva in ogni modo possibile per dare una seconda possibilità a questo animale salvaguardando lui e l’incolumità della gente, e oggi vorrebbero risposte.

Interrogativi che però restano sospesi, mentre il cane continua a tornare in quel luogo che sembra aver scelto come unico punto di riferimento.

Chiunque possa fare qualcosa per aiutare a risolvere questo problema può contattare anche la nostra redazione.

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