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Fabriano Marchio “Fabriano” in licenza d’uso: «Intervenga il Ministero»

La rabbia dei sindacati dopo l’annuncio della cessione per 5 anni da parte di Fedrigoni a Paperfast, controllata italiana del Gruppo tedesco Jacob Jürgensen

Fabriano – Muro dei sindacati: «Difendere la territorialità del marchio Fabriano, simbolo della nostra storia e dell’eccellenza italiana, contro logiche di puro sfruttamento commerciale».

Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl esprimono la loro indignazione a seguito dell’annuncio dell’accordo siglato tra Fedrigoni e Paperfast, controllata italiana del Gruppo tedesco Jacob Jürgensen per la distribuzione quinquennale del marchio Fabriano.

«Un vero e proprio inganno contro la città accusano i sindacati – la sua tradizione industriale e i lavoratori che da secoli hanno reso celebre questo nome. Il marchio Fabriano non può essere ridotto a mero strumento di logica commerciale. Concedere la licenza d’uso a un soggetto esterno, che intitola “Fabriano – Copy 1 e 2” prodotti realizzati al di fuori della città, equivale a negare il valore e l’impegno dei fabrianesi».

Operazione che conferma le preoccupazioni dalle organizzazioni sindacali, con la chiusura «Verso lo smantellamento di un marchio storico e di competenze maturate negli anni nei siti produttivi delle cartiere di Fabriano».

C’è preoccupazione nelle parole dei sindacati, che temono potenziali pesanti ricadute sul territorio e su tutte le Marche.

«Sollecitiamo il Mimit a intervenire tempestivamente per bloccare questa operazione, che distorce i parametri concordati nei precedenti incontri, inclusa la gestione della vertenza Giano. È imprescindibile difendere la territorialità del marchio Fabriano, simbolo della nostra storia e dell’eccellenza italiana, contro logiche di puro sfruttamento commerciale».

«I lavoratori e le lavoratrici hanno già pagato un prezzo altissimo con la chiusura dello stabilimento Giano – concludono – non possiamo accettare che si continui a smantellare pezzo dopo pezzo un’azienda storica. Difenderemo con fermezza il lavoro, la storia e l’orgoglio di una comunità che non merita di essere ridotta a strumento di logiche di pura convenienza commerciale».

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