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JESI / La città dei Monumenti Erranti

Non stanno lì, fissi, come in tutto il resto del mondo, ma si spostano: dopo quelli a Federico II e a Pergolesi, anche la fontana dell’obelisco e dei leoni in procinto di cambiare sistemazione

Altro che “Città Regia”, (titolo leggendario e niente affatto storico di Jesi, ma che condividerebbe con un imprecisato numero di altre località); altro che “Città dello Sport” (di cui si fregiano a turno tanti Comuni), “Città della Scherma” (che potremmo pure condividere con Livorno e una decina di altre città straniere, ancorché non con lo stesso lustro olimpico); niente da fare neanche con “Città del Verdicchio”, perché nonostante la doc dei “Castelli di Jesi”, proprio i “castelli” se ne possono vantare a maggior diritto (e lo fanno).

No! La vera peculiarità, che nessun luogo al mondo può vantare, è l’essere “La città dei Monumenti Erranti”. Titolo/ossimoro più adatto ad un racconto alla Lovecraft, o ad una canzone prog-rock, ma tant’è.

Piazza Pergolesi

A Jesi i monumenti non stanno lì, fissi, come in tutto il resto del mondo, ma si spostano. Tre è il numero perfetto e quindi, dopo il discutibile bronzo dedicato a Federico II (che un’Amministrazione dotata di senso estetico aveva giustamente collocato al riparo dallo sguardo dei più) e dopo l’arretramento fuori asse del più pregevole monumento a Pergolesi, ora tocca all’obelisco e relativa fontana dei leoni di piazza Federico II.

statua_federico II

Il monumento dedicato a Federico II

È storia nota: un anziano signore di jesini natali lascia un’ingente eredità vincolata allo spostamento dell’obelisco dove si trovava in origine. Ma, più precisamente, dove si trovava più o meno l’ultima volta che lui passò per Jesi.

Ci sta, nostalgia canaglia!

Anche a me scalderebbe il cuore rivedere “il Greppo”, come lo chiamavano le mie nonne: un imprecisato ammasso di terra davanti casa nostra, dove rigogliose e selvagge crescevano le peggio vegetazioni, soprattutto l’ortica che ci scorticava ogni volta che ci finiva il pallone! E invece una brutta&cattiva Amministrazione ci ha fatto un ordinato marciapiede e anche l’impianto fognario! Infami loro e povero Greppo!

Fazioni opposte (è di moda) riguardo l’operazione di spostamento: conservatoristi che ritengono giusto riportarlo nel sito originario da dove fu spostato nel 1949 (in massima parte gente che nel ‘49 non era ancora sulle ginocchia degli Dei) e modernisti che hanno un occhio a non coprire con forme vagamente falliche la visuale di uno dei più prestigiosi teatri delle Marche.

Piazza Federico II con la fontana dell’obelisco e dei leoni

Non perdo ulteriormente righe ad analizzare l’una o l’altra posizione, perché lo spostamento dell’eredità Morosetti non è un’operazione storico-filologica, non è questione urbanistica, non è questione estetica o qualunque altro motivo che non sia economico.

L’eredità Morosetti lascia 2 milioni di euro per lo spostamento dell’obelisco, cifra che basta e avanza per rifare in un colpo solo tutto Corso Matteotti. Il Bacci contabile lo sa che questo è l’unico modo per avere i fondi al rifacimento del Corso. Altrimenti bisognerebbe procedere per lotti, per un periodo di almeno 2 anni: 2 anni che, ora qui, ora là, avrebbero un cantiere aperto lungo il nostro boulevard. Facile immaginare le maledizioni dei negozianti e non solo: una giaculatoria che dopo poco farà sembrare ogni fruitore ed esercente del Corso un posseduto da demoni aztechi (e gli esorcisti non li fanno più come una volta!).

Se tutto andasse senza intoppi (tanto il Bacci style non prevede contraddittorio), i lavori sarebbero a buon punto (obelisco piazzato, Corso che ricomincia ad essere praticabile in parte) proprio giusto in tempo per l’elezione dell’erede di Bacci.

L’eredità Morosetti per l’eredità Bacci.

(m.m.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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