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Jesi Rita Marcotulli al Teatro Pergolesi

Alla XXV edizione del Festival Pergolesi Spontini la pianista e compositrice sul palco con “Autoritratto”

JesiRita Marcotulli, artista di fama internazionale, arriva con l’imperdibile spettacolo “Dal Jazz fino ai confini del pop”. Venerdì 5 settembre, ore 21, al Teatro Pergolesi, presenta “Autoritratto”.

La prima domanda a un’artista importante, di grande richiamo come la pianista Rita Marcotulli è: cosa ascolteremo?

«Non lo so bene neppure io, una pianista, senza supporto di altri strumenti, sola soletta in mezzo al palcoscenico che deve fare? Cercare di captare e sentire l’interesse del pubblico, l’amore nei tuoi confronti e poi scegliere. Di pezzi scritti da me, e non solo, colonne sonore, follie jazz e chi più ne ha, ne ho tante. Al limite ti anticiperò, dopo, qualche cosa».

Rita Marcotulli ha iniziato a suonare di gusto e con passione insieme a piccoli gruppi negli anni Settanta e poi ha allargato il suo orizzonte con le grandi collaborazioni, nomi oggi immortali, diciamo lavorando a tutto campo. Nel 1988 si trasferisce in Svezia, per una esperienza totalizzante, dove rimane fino al 1992. Al ritorno, compone colonne sonore
(contaminare le varie arti è il suo chiodo fisso), ammucchia riconoscimenti anche in questo settore e, per farla breve, riceve anche il Premio Top Jazz 2011 come miglior artista del jazz italiano secondo la rivista Musica Jazz. Oltre a innumerevoli premi internazionali.

«La musica – afferma – è una visione, un modo di concepire la vita, è il mio linguaggio. Senza non potrei mai esprimermi. La mia vita, non solo musicale, è stata avventurosa. L’ho anche vissuta fino in fondo. Ma a Jesi e per Jesi, come mi chiedevi, ho in mente di fare un autoritratto, precisamente, perché il percorso della mia vita attraverso la musica, le note, le esperienze, mi spinge a proporre molti miei pezzi, recenti o anche del passato. Non potrò non omaggiare musicisti con cui ho lavorato, per esempio Pino Daniele, e poi il cinema, le mie colonne sonore. Soprattutto l’immenso Armando Trovaioli, pianista, compositore eccellente, che mi ha amato moltissimo, era un amico di famiglia. Un po’ di ricordi estratti dal cappello del mio percorso musicale e artistico. Sai, ovviamente, che ogni concerto è diverso dall’altro. La mia esperienza mi ha fatto incontrare anche molti giovani sotto i 29 anni, così li ho chiamati, per sentire le nuove proposte. Sono sempre in continua ricerca, non bisogna pensare mai di essere arrivati. Saresti morto. Gli incontri con la musica di oggi mi sono serviti, sinceramente. Con Pino Daniele, per esempio, con De Gregori o Baglioni ho imparato la sintesi, un insegnamento profondo. Cercando sempre di metterci del mio ma senza mai andare fuori di certi schemi. Ovviamente oggi puoi ascoltare e sentire come attuali, pezzi del Banco, dei Perigeo, per citare alcuni italiani che, ai loro tempi, erano affacciati nel futuro della musica».

Chet Baker, Metheny, due grandi esempi anche per la loro voce…

«Assolutamente sì. Non assomigliano a nessuno. Nell’arte non esiste “il migliore del mondo” ma solo persone che hanno una propria, unica personalità. Certo, all’inizio in testa hai riferimenti base che hai assorbito, ma il grande è colui che poi si è formato la propria personalità».

FOTO GABRIELE BRUSA – d4605ff4-d80a-457c-8bf0-82484fdd5bb2
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Come vedi il tuo mondo al di là della siepe leopardiana?

«È che sono innamorata, ancora oggi, di questo mondo, lo amo e sono felice per quello che ricevo e do di me, come sono triste e amareggiata per la poca consapevolezza e la mancanza di umanità di questi tempi sbandati, a dirla con Fossati. La cosa bella della musica è che ti mette in contatto immediato con tutti, credo con tutte le razze del mondo, ognuno nella musica porta la sua cultura e allora la musica cresce, si contamina, aggrega e fa sì che il mondo diventi una bellezza».


La tua esperienza nei Paesi scandinavi?

«Mi ha formato da matti, un’esperienza insieme a musicisti, quasi una famiglia, che conoscevo e così ho imparato un’altra cultura, non solo musicale. La devozione al concetto di vedere la vita, un senso civico molto profondo, l’amore per la natura, in un modo di grande civiltà. Anche lì però credo che i tempi stiano cambiando».

Che ne pensi della scuola jazz marchigiana?

«Grandi interpreti e compositori, ne ho sempre incrociati tanti. Spero di vederne qualcuno al mio concerto, è sempre bello rincontrarsi».

Rita Marcotulli è una interprete sensibile e una raffinata compositrice, nel cui lavoro si sentono forti le radici mediterranee, così come le influenze della musica brasiliana, africana e indiana, strettamente mescolate alla tradizione del jazz americano.

Il programma

Dal jazz fino ai confini del pop, venerdì 5 settembre 2025, ore 21, Jesi, Teatro Pergolesi. “Autoritratto”, con musiche di R. Marcotulli, H. Arlen/Y. Harburg, G. Gershwin, P. Daniele, The Beatles, D. Modugno/P.P. Pasolini, R. Newman

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