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Jesi Un “Don Giovanni” da applausi a scena aperta
Nel pomeriggio (ore 16) al Teatro Pergolesi la replica dell’opera di Mozart che ha inaugurato alla grande la 58ma Stagione Lirica
Jesi – L’edizione di Don Giovanni vista al Teatro Pergolesi, in occasione dell’inaugurazione della 58ma Stagione Lirica,(replica oggi, 19 ottobre, nel pomeriggio alle ore 16) ha diverse caratteristiche.
Una importante è che rappresenta una versione completa dell’opera di Mozart, unendo insieme le cosiddette versioni di Praga e quella di Berlino, ottenendone un risultato compiuto nell’ottica della ricerca culturale musicale.

Una coproduzione brillante e proficua fra vari teatri italiani ed europei, che ha dato lustro, senz’altro, a questa inaugurazione. Fra gli ospiti all’inaugurazione, senza seguire alcun ordine, Katiuscia Cassetta, Marco Vinco, Roberto Catania, Sebastiano Mazzarini, Alessandra Boldreghini, Elisabetta Pierucci (figlia dell’indimenticabile ex direttore Carlo) Caterina Pierangeli, direttore della rete lirica delle Marche, i padroni di casa Lucia Chiatti, Cristian Carrara, Lorenzo Fiordelmondo.

Poi Patrizia Sacchi, Emanuele Romagnoli (della ditta Taffo) e Serena Celli (responsabile regionale di Trenitalia, entrambi sponsor. E Roberto Catani, tra i maggiori rappresentanti del disegno animato, che ha abilmente e ottimamente creato le immagini grafiche dell’intera stagione lirica.
Tralasciamo la trama dell’opera, assai nota,sottolineando che Don Giovanni di Mozart, da sempre, “rappresenta il mito del seduttore libertino e senza scrupoli, un uomo ossessionato dalla conquista delle donne e dalla sfida delle leggi morali e divine, fino a essere punito e trascinato all’inferno. L’opera è un dramma giocoso che mescola elementi comici, tragici e soprannaturali, esplorando la dualità della natura umana e sfidando l’ordine morale dell’epoca”.

Dell’opera ricordiamo le arie più importanti, come “Madamina, il catalogo è questo” (Leporello), “Là ci darem la mano” (Don Giovanni e Zerlina), l’aria di Donna Elvira “Mi tradì quell’alma ingrata”, e le arie di Don Ottavio “Dalla sua pace” e “Il mio tesoro”.
Anche l’aria di Donna Anna “Non mi dir” e l’aria di Don Giovanni “Fin ch’han dal vino” sono molto famose. Nella lettura del regista Paul-Émile Fourny, Don Giovanni è un personaggio che trae ispirazione da figure oscure, mitiche e leggendarie come Dracula o Nosferatu, un vampiro d’amore, che evoca la lunga migrazione di una creatura inafferrabile, guidata dal sangue della verginità, come abbiamo anticipato nella presentazione.
Una lettura che colpisce e che va supportata dall’aiuto di una scenografia indimenticabile che solo Benito Leonori e il suo team, e i costumi bellissimi di Giovanna Fiorentini, potevano concepire.
A tutto, si aggiunga Mario Spinaci, come visual designer e le luci di Patrick Méeus che hanno costruito l’atmosfera. Il maestro Arthur Fagen, col suo lavoro prezioso e certosino, ha diretto il Time Machine Ensemble, orchestra, molto giovane, nata otto anni fa nel seno della Fondazione Pergolesi Spontini.
E poi loro, i cantanti, un insieme di giovani di grande prospettiva, perché credo che cantare “Don Giovanni” sia, alla fine, come un esame di stato che si affronta dopo aver superato, ovviamente, un corso che gli ha creato un curriculum importante, tanto da condurli a questa opera.
Voci adatte, scelte fior da fiore, movimenti scenici da attori che riescono a rendere ancor più vera la bellezza di quello che cantano. Sembravano una “allegra cricca di universitari” di una volta, in libera uscita, che alla fine si sono divertiti -soffrendo però nelle prove le pene … dell’inferno – e lo davano a vedere dando spessore e sostanza alle rispettive parti.
Non facciamo classifiche, perché Christian Federici (Don Giovanni), Luca Dall’Amico (il Commendatore), Maria Mudryak (Donna Anna), Valerio Borgioni (Don Ottavio), Louise Guenter (Donna Elvira), Stefano Marchisio (Leporello), Gianluca Failla (Masetto), Eleonora Boaretto (Zerlina), hanno reso alla grande nelle rispettive parti.
Bene anche il Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, col maestro Pasquale Veleno, e non dimentichiamo al clavicembalo il maestro Carlo Morganti, uno jesino da sempre nella lirica.
Applausi a scena aperta, non solo alle arie, e alla fine tutti insieme a salutare. Una edizione che mi ha fatto dimenticare tutte le altre che avevo già seguito in una mucchia di anni.
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