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Maiolati Spontini Negozio alimentari chiuso: ora si va a spesa di polemiche

La messa all’asta delle attrezzature acquistate dal Comune per l’allestimento dell’attività commerciale chiusa nel 2024 ha scatenato un vibrante botta e risposta tra l’Amministrazione e “Unione Progressista”

Maiolati Spontini – Comunicati ufficiali, ricostruzioni storiche, dichiarazioni individuali e di gruppo, un numero indefinito di commenti tramite social.

La battaglia politica fatta di parole, memoria e scrittura, si intende, è ritornata al centro dell’attenzione in terra maiolatese.

Il casus belli è riconducibile alla messa all’asta delle attrezzature acquistate dal Comune per sostenere l’attività di un soggetto privato intento al rilancio del negozio di generi alimentari nel capoluogo. L’attività commerciale, però, ha avuto vita breve, e la polemica sta divampando.

Da un lato, l’Amministrazione comunale rivendica la bontà delle proprie azioni, ricordando che ha agito con prudenza ed efficienza, nella volontà di rispondere a un’esigenza reale espressa dalla comunità maiolatese e dall’intento concreto, e tutt’altro che secondario, di riportare un servizio essenziale nel borgo.

Dall’altro, la minoranza consiliare di Unione Progressista rimarca lo spreco di risorse pubbliche, parlando di un progetto comunale naufragato.

Prendendo in prestito il titolo della trasmissione radiofonica più popolare d’Italia, si sta assistendo a “Tutto il negozio di generi alimentari del capoluogo, minuto per minuto”.

Nello specifico, la questione economica riveste un’importanza essenziale. Nella lettura complessiva dell’operazione, Unione Progressista rimarca che «sono stati spesi oltre 32.000 euro di risorse pubbliche per acquistare attrezzature (frigo, affettatrici, registratori di cassa, banconi) e per coprire i costi dell’affitto. Una spesa significativa, che ora si tenta di recuperare mettendo tutto all’asta, senza un ritorno reale per la collettività. Questa operazione è stata condotta senza un piano b, senza un’analisi costi-benefici e senza un modello di sostenibilità»

Totalmente differente l’interpretazione del sindaco Tiziano Consoli.

«L’Amministrazione ha scelto un approccio realistico, basato sulla collaborazione pubblico-privato, e ha agito nel rispetto delle possibilità concrete del bilancio comunale. Questo ha permesso di sostenere l’iniziativa senza disperdere risorse e con la possibilità, oggi, di reimpiegare o alienare tale strumentazione per rientrare almeno parzialmente dell’investimento effettuato».

La minoranza consiliare chiosa invece che «l’Amministrazione ha agito acquistando direttamente strumentazioni commerciali che normalmente rientrano nelle scelte di chi gestisce un’attività. È del tutto inusuale che sia un Comune a dotare un negozio privato di attrezzature, piuttosto che erogare un contributo soggetto a vincoli e rendicontazione».

Sul punto, la replica arriva dal consigliere di Insieme per i Cittadini, Tommaso Ciampichetti, capogruppo di maggioranza, che con documentazione alla mano rilancia la palla nel campo avverso.

«La cosa sconcertante sta nel fatto che nell’aprile 2022 sono stati proprio gli esponenti di M5S e Percorso Civico, confluiti poi in UP, ad aver presentato una mozione in cui si proponeva la costituzione di un esercizio alimentare polifunzionale e al cui punto 2 si impegnavano il Sindaco e la Giunta ad acquistare le attrezzature necessarie allo svolgimento dell’esercizio alimentare e quant’altro risulti indispensabile alla realizzazione dell’intero progetto di cui all’oggetto. L’atteggiamento della minoranza appare altamente offensivo nei confronti della comunità e delle istituzioni che ognuno di noi rappresenta, oltre che scorretto e poco rispettoso, considerato che sono stati loro i primi a proporre quanto fatto dalla Giunta Consoli. Prima si avanza un’idea e poi si accusano gli altri di averla realizzata».

La vicende del negozio di generi alimentari a Maiolati Spontini si protraggono da parecchio tempo, e l’attuale Amministrazione ha colto l’occasione per lanciare una frecciata alle precedenti Giunte di centrosinistra.

«Abbiamo agito con senso di responsabilità, evitando di replicare quanto accaduto in passato, proprio sotto la guida della compagine oggi all’opposizione, quando negli anni 2012, 2013 e 2014, furono erogati contributi a fondo perduto per oltre 25.000 euro, senza che ciò garantisse la permanenza dell’attività commerciale, né un parziale rientro della somma investita in caso di insuccesso del progetto».

Unione Progressista pone nel dibattito una versione dei fatti diversa: «La verità è che quei contributi erano vincolati all’attività di almeno 5 anni, obiettivo raggiunto, e che l’attività allora funzionava, pur con necessità di supporto. La chiusura fu determinata anche da motivazioni familiari. Al contrario, l’attuale convenzione prevedeva 3 anni di attività, pena una sanzione di 15.000 euro: l’esercizio ha chiuso ben prima dei 3 anni. Ad oggi, nessuno sa se quella sanzione sia stata applicata».

Passando a un ambito tecnico, la minoranza consiliare, confermando la proposta di dover integrare l’attività commerciale con un bar e servizi di comunità, precisa che «la proposta avanzata dalla minoranza prevedeva di utilizzare l’intero piano rialzato delle ex scuole elementari, oggi parzialmente occupato da un ambulatorio medico e una stanza usata come seggio elettorale. Si trattava di un semplice cambio di destinazione d’uso, per locali già attrezzati (con servizi igienici, rampa disabili e accessibilità). Un intervento fattibile, mai preso seriamente in considerazione».

L’Amministrazione comunale rifiuta la semplificazione posta in ipotesi rilevando come «chi oggi lancia accuse dovrebbe prima verificare la fattibilità tecnica ed economica delle proprie proposte. In particolare, la destinazione d’uso degli immobili comunali, la necessità di varianti urbanistiche e gli alti costi di riconversione degli stessi per ospitare esercizi commerciali rappresentano ostacoli concreti e documentati. L’idea, oggi rilanciata dalla minoranza, secondo cui l’aggiunta di un bar all’interno del negozio ne avrebbe aiutato la sopravvivenza, appare del tutto scollegata dalla realtà economica del luogo: laddove già è difficile sostenere un’attività basata sulla vendita quotidiana di generi alimentari, immaginare che l’inserimento di un ulteriore servizio, con costi aggiuntivi, necessità di personale dedicato e autorizzazioni specifiche, potesse invertire un trend legato a dinamiche demografiche e di consumo ben più ampie, è una semplificazione che non regge all’analisi».

Il Sindaco, la Giunta e il gruppo di maggioranza aggiungono un ultimo, ma non poco importante, tassello al racconto, stimolando un percorso partecipativo e guardando al futuro.

«Prima di avviare l’iter d’indizione dell’asta pubblica, abbiamo ritenuto doveroso ascoltare l’intero direttivo del Circolo Cittadino maiolatese, per ragionare insieme sulla possibilità di una cooperativa di borgo e nella piena convinzione che il confronto con la comunità debba precedere ogni decisione importante. La porta del dialogo rimane aperta, specialmente di fronte a proposte serie, realizzabili e in linea con le possibilità del nostro Ente. Ma per un confronto vero servono basi solide: conoscere le regole, rispettare il lavoro degli uffici comunali e avere consapevolezza delle condizioni economiche e urbanistiche del territorio».

Anche in questo caso Unione Progressista ribatte: «L’incontro con il direttivo del Circolo Cittadino è avvenuto solo dopo la chiusura del negozio e prima dell’asta. La partecipazione si fa prima di spendere soldi pubblici, non dopo che il progetto è fallito».

Dunque, la partita è in pieno svolgimento e dopo l’apertura delle buste relative all’asta pubblica prevista per il 30 aprile, ne siamo certi, si protrarrà nei tempi supplementari.

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