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Moie Lupi: «L’abbattimento non risolve il problema»

Alla biblioteca La Fornace dati scientifici, prevenzione e monitoraggio al centro del confronto, il declassamento relativo alla protezione della specie non è una soluzione

Moie – Un confronto lungo, partecipato e soprattutto chiarificatore.

La serata informativa “Il lupo: natura, sicurezza, responsabilità”, promossa dall’Amministrazione comunale e ospitata venerdì sera alla biblioteca La Fornace, ha messo al centro un punto condiviso da tutti i relatori: le misure oggi al centro del dibattito politico, come il declassamento della specie e le ipotesi di abbattimento, non risolvono il problema e rischiano, anzi, di alimentare false aspettative.

La strada indicata è quella dell’informazione corretta, della prevenzione e della conoscenza scientifica.

Ad aprire l’incontro è stato il Sindaco facente funzioni del Comune di Maiolati Spontini, Sebastiano Mazzarini, che ha spiegato le ragioni dell’iniziativa.

«Negli ultimi tempi sul territorio comunale si sono verificati diversi avvistamenti di lupi, segnalati direttamente dai cittadini. Un fenomeno reale che ha generato timori e preoccupazioni. Per questo abbiamo scelto di affrontare il tema in modo aperto, fornendo informazioni basate sui dati e ascoltando le paure delle persone, senza minimizzarle ma neppure amplificarle».

Il cuore della serata è stato l’intervento di Marco Antonelli, responsabile nazionale dell’area Grandi Carnivori del Wwf Italia, che ha chiarito come il recente declassamento del lupo non introduca strumenti nuovi ed efficaci.

«Dal punto di vista operativo non cambia nulla. Anche oggi gli individui realmente problematici e potenzialmente pericolosi per l’uomo, possono essere rimossi. Gli abbattimenti non riducono i danni alla zootecnia: servono soprattutto a dare l’illusione di una soluzione rapida».

Nel suo intervento Marco Antonelli non ha nascosto la dimensione politica che accompagna il tema del lupo, sottolineando come la specie sia diventata anche uno strumento di consenso politico:

«Il lupo oggi porta voti. È un argomento che intercetta paure diffuse e pressioni di alcune lobby agricole, e viene usato per dimostrare che si stafacendo qualcosa, anche se le misure proposte non sono supportate da evidenze scientifiche».

Una gestione che, secondo il responsabile Wwf, rischia di essere guidata più dal ritorno elettorale che dall’efficacia reale degli interventi, con il pericolo di scelte simboliche destinate a fallire nel tempo.

«Quando emergerà che i risultati promessi non arrivano, la risposta politica potrebbe essere aumentare ulteriormente i capi abbattibili».

Da sottolineare il passaggio sui dati relativi alla zootecnia: «Il lupo è responsabile di circa lo 0,06% delle perdite di bestiame. I danni possono essere gravi per singole aziende non protette, ma non rappresentano la causa strutturale della crisi del settore, la regione che soffre di più nel settore zootecnico, è la Sardegna, dove il lupo non è presente, questo dovrebbe far riflettere». Antonelli ha poi affrontato il tema del bracconaggio, ricordando come per decenni abbia rappresentato una forma di gestione informale del lupo.

«Ogni anno in Italia centinaia di lupi vengono uccisi illegalmente, a fronte di pochissime indagini concluse e rare condanne. Il declassamento rischia di legittimare culturalmente questa illegalità, come dimostra la crescente disinvoltura con cui certi reati vengono ammessi anche sui social».

È stato, inoltre, chiarito dal responsabile Wwf, come «la presenza del lupo in contesti antropizzati non rappresenti di per sé un pericolo per l’uomo, in Europa, a fronte di oltre 20mila lupi, i casi di aggressione sono rarissimi e legati quasi sempre a situazioni specifiche, come l’abitudine all’uomo dovuta all’alimentazione artificiale o a condizioni sanitarie particolari, come la rabbia.

«Il lupo tende a evitare l’incontro diretto con le persone e frequenta le aree urbanizzate soprattutto nelle ore notturne. Gli avvistamenti, anche all’interno dei centri abitati, sono quindi il risultato di un’elevata capacità del lupo di adattarsi, non indice di una maggiore pericolosità».

A ricostruire la storia della presenza del lupo nel territorio è stato Jacopo Angelini, faunista e componente del Consiglio direttivo del Parco regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

«Molti degli avvistamenti che circolano sui social possono riguardare lo stesso esemplare, il lupo avvistato a Staffolo potrebbe essere lo stesso che avvistiamo a Jesi, percorre decine di chilometri», ha spiegato, sottolineando l’importanza del monitoraggio scientifico.

«L’Appennino è una vera e propria autostrada ecologica per il lupo». Angelini ha ribadito il ruolo fondamentale delle misure di prevenzione tradizionali: «Recinzioni, ricoveri notturni e cani da guardiania permettono di azzerare o ridurre drasticamente le predazioni. Dove queste pratiche vengono applicate correttamente, il conflitto si riduce».

Dal punto di vista istituzionale è intervenuto l’assessore regionale all’Ambiente Tiziano Consoli.

«Il dibattito sul lupo è fortemente condizionato dall’emotività e dalla pressione dell’opinione pubblica, proprio per questo la Regione Marche ha scelto di muoversi con cautela», e ha annunciato l’avvio di un piano di monitoraggio finanziato dalla Regione.

«Prima di parlare di abbattimenti dobbiamo sapere quanti lupi ci sono, dove sono e quali comportamenti assumono. Il monitoraggio è il primo passo per comprendere il fenomeno e intervenire in modo serio». Consoli ha ricordato che l’abbattimento resta un’extrema ratio ribadendo la necessità di puntare su prevenzione e informazione.

A chiudere il quadro tecnico-operativo è stato il comandante del Nucleo Carabinieri Forestale di Jesi e San Marcello, brigadiere Luca De Leoni Vitale, che ha illustrato l’importanza delle segnalazioni corrette e del rispetto delle procedure, invitando i cittadini a collaborare per un monitoraggio efficace del territorio.

Una serata definita dai tanti partecipanti come esaustiva, che ha contribuito a ridimensionare – speriamo – paure e semplificazioni.

Alcuni dati

Circa 23.000 lupi stimati in Europa – Espansione negli ultimi 50 anni e ricomparsa naturale in molti Paesi (il lupo a differenza degli ungulati non è mai stato reintrodotto). Specie presente in 23 Paesi dell’Eu. Totale in Italia 3.307.

Cause di mortalità per il lupo in italia

Nonostante la crescita demografica, il lupo rimane una specie vulnerabile, vittima di bracconaggio e decessi causati dall’uomo.

Uno studio svolto in Toscana ed Emilia (Musto et al. 2021) su 221 carcasse di lupo rinvenute tra 2005 e 2021: 50% investimenti stradali 35% uccisioni illegali (bracconaggio) 10% Cmcause naturali 5% cause sconosciute.

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