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Cronaca

JESI / “La neve a Jesi”, riapre la mostra di Adriana Argalia

Da  oggi sino a fine mese a Palazzo Bisaccioni la città che vive un’altra vita sotto ai fiocchi che la ricoprono

JESI, 23 maggio 2020Prove tecniche di riapertura. Anzi, diremmo che siamo in dirittura d’arrivo per la “prima”. In un comunicato stampa, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha confermato che, dopo la chiusura straordinaria disposta in ottemperanza alle misure per il contenimento del rischio da contagio Covid-19, le Sale Museali di Palazzo Bisaccioni riaprono oggi, sabato 23 maggio, e che il museo sarà visitabile il sabato e la domenica nei consueti orari di apertura (9.30-13.00/15.30-19.30), seguendo le disposizioni contenute nel Dpcm del 17 maggio.

E così, accanto alla sala d’arte antica al primo piano, alla mostra permanente su Domenico Luigi Valeri, a quella sulle sculture di Sergio Tapic Radic, ci sarà l’occasione di visitare la mostra fotografica “La neve a Jesi” di Adriana Argalia, al piano terra del palazzo.

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La mostra, inaugurata il 22 febbraio e interrotta per la chiusura a causa del Covid-19 poco dopo, sarà visitabile fino al 31 maggio. Una mostra su cui vale la pena soffermarsi anche perché stava ottenendo un lusinghiero successo sia per il nome dell’artista, Adriana Argalia, sia per la tematica che, guarda caso, sembrava prevedesse quello che poi sarebbe accaduto, la lunghissima quarantena, il silenzio della città, la mancanza di contatto.

Le foto raccontano, infatti, «una Jesi nascosta sotto una coltre bianca di neve. Una diversa prospettiva, in sostanza, un modo inusuale di vedere la città che vive un’altra vita sotto ai fiocchi che la ricoprono. È una città silente, e il silenzio ovattato della neve fa pensare a una solitudine causata, procurata, se volete anche divertente per i ragazzi che preparano le palle di neve per tirarle a raffica sulle loro amiche».

Così l’avevamo descritta. Adriana Argalia è felicissima di questa nuova occasione che viene data a quanti non hanno potuto “vivere” il suo racconto per fotografia.

«In effetti il dispiacere per la chiusura forzata – ha detto l’artista – è stato tanto, ma era evidente che non c’era nulla da fare. Siccome ho messo nei miei scatti dedicati a questa Jesi, che quasi dorme sotto la coltre di neve che copre non solo la città ma anche strade e piazze sempre vive e piene di movimento, con le sue prospettive insolite ed eleganti, tutta la mia passione, mi ha ridato la gioia sapere che la Fondazione avrebbe ripreso, fino alla fine del mese, il discorso dedicato alla mia mostra. Sono molto grata alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, spero che vengano soprattutto i giovani per conoscere la città da un prospettiva diversa, la mia. Io colgo il momento che la mia testa, il mio occhio e le mie sensazioni mi danno, poi scatto. E quella è la foto. Stop».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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