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Jesi Restyling Viale della Vittoria: «I nostri dubbi le nostre perplessità»

L’Associazione Per Jesi: «Non siamo contro gli intenti del progetto di riqualificazione, siamo però in disaccordo con le premesse su cui si basano le ipotesi di progetto e quindi con le relative conclusioni»

Jesi – Chiariamo subito che Per Jesi è a favore della sicurezza stradale e dell’obiettivo UE di 0 vittime sulla strada entro il 2050, è a favore di una riqualificazione del Viale (e non solo) che restituisca spazi a pedoni e mobilità leggera, è a favore di una progressiva riduzione nell’uso dell’automobile a fronte della creazione di alternative ugualmente flessibili.

Questo vuol dire che non siamo contro gli intenti del progetto di riqualificazione del Viale: siamo però in disaccordo con le premesse su cui si basano le ipotesi di progetto e quindi con le relative conclusioni, alla luce del fatto che diversi dei dati scientifici portati a supporto sono a nostro avviso solo interpretazioni di convenienza. D’altra parte comprendiamo la difficoltà di accogliere nuovi elementi dopo aver lavorato sul tema per mesi.

Non pretendiamo quindi di sostituirci alle stelle dell’architettura (a mettere bollini di qualità a supporto dell’Amministrazione su temi non di competenza ci pensano già varie associazioni), ma avendo – dopo una onesta analisi – dei legittimi dubbi, poniamo i nostri dati e interpretazioni nel dibattito pubblico. Espliciteremo i nostri dubbi uno a uno, arrivando infine a proposte alternative.

L’unicità di Jesi e del Viale

Una delle strategie comunemente utilizzate nella moderna urbanistica per innescare una trasformazione in città è quella di equilibrare flessibilità e costi percepiti fra le varie forme di mobilità; si incentiva quindi l’utenza a usare forme alternative di trasporto ostacolando in un certo modo le automobili.

Se, ad esempio, devo costruire un nuovo stadio, non ci metterò i parcheggi; in questo modo il Comune sarà tenuto a provvedere con metropolitana e Tpl efficiente, e i privati introdurranno servizi di smart mobility.

Questa metodologia funziona se le alternative ci sono, o in alternativa si creano. Perfino la riqualificazione di piazzale Loreto a Milano poteva sembrare un disastro annunciato, ma la città è sufficientemente ampia e ridondante, che il traffico ha potuto riplasmarsi altrove e comunque là c’è una metropolitana di prim’ordine.

Questo non può funzionare a Jesi

Il Viale è stretto fra la città da una parte e la collina dall’altra. Per uscire dalla città nella direzione opposta dalla quale si parte, occorre percorrerlo tutto integralmente e già oggi ci vogliono 15 minuti di media quando va tutto bene. Non ci sono alternative, né come viabilità interna alla città, né come mezzi alternativi verso le destinazioni esterne alla città (salvo, parzialmente, Ancona).

Al di là dei momenti di utilizzo prevedibile ed intenso, ad esempio per il trasporto scolastico, il Tpl non è un’alternativa. Facile capire perché: la gente preferisce attraversare la città a piedi piuttosto che studiare le tratte, prendere una coincidenza di 20 minuti in stazione e sopportare i ritardi; chi può ovviamente. E così in una città medio-piccola come Jesi i bus viaggiano vuoti.

La doppia funzione

Ma il problema più grosso è la doppia funzione che il Viale riveste: da una parte è via di scorrimento per entrare e uscire dalla città, dall’altra è luogo di commercio dove le auto continuamente cercano aree di sosta.

L’ingegnere Drufuca dice bene che su una corsia, in teoria, a 30 km/h i flussi necessari reggono; ma non si sa se considera il fatto che su 1,5 km ci sarà un conflitto fra chi vorrà rallentare e fermarsi per parcheggiare e chi vorrà proseguire con meno intoppi possibili.

Con tutti i loro difetti, corsie larghe e parcheggi a spina mitigano il problema poiché da una parte c’è spazio per superare con attenzione il veicolo lento, dall’altra a quest’ultimo basta infilarsi di punta, molto rapidamente. È vero, l’uscita dal parcheggio è più complicata ma ad attendere il momento opportuno è l’auto parcheggiata, non il flusso di auto.

Con una corsia stretta e parcheggio in linea lo scenario è questo:

* l’auto che vuole parcheggiare va piano per non saltare il posto e per non inchiodare, e forma dietro di sé una fila

* chi è dietro non può superare senza invadere la corsia opposta, e diventa impaziente

* trovato il posto libero, l’auto davanti si ferma ma le altre si fanno sotto e non lasciano lo spazio di manovra

* si perdono due minuti a decidere se chi deve parcheggiare rinuncia o dietro fanno retromarcia per fare spazio o, peggio, la prima auto fa un sorpasso azzardato

Moltiplicate questo per 1,5 km.

In conclusione

Al di là di calcoli teorici, le soluzioni per diminuire il traffico vanno trovate prima di riqualificare, e sincronizzare i semafori su una strada a doppio senso non risolverà il problema.

Prossimamente contesteremo i dati sulla sicurezza delle bike lane e avanzeremo le nostre proposte alternative.


Associazione Per Jesi

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