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Ricette per il sorriso

COTTO&MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

MA IO CHE CONTO?

 

Io c’ho l’ansia. Quando Dio distribuiva l’affanno, ero in fila già dalla sera prima per paura di arrivare in ritardo. Altro che anni ’70, io dovevo nascere nell’Ansiolitico. Cos’è l’ansia? Una roba che cresce nel petto e mi toglie il fiato. Anche adesso ho una tenaglia nello sterno. Leggo sull’enciclopedia medica online che questa sensazione, se associata a un dolore al braccio sinistro, potrebbe essere sintomo di infarto. In effetti il braccio sinistro un po’ mi prude. Però non è che mi fa proprio male. Infatti leggo sull’enciclopedia medica che il dolore non dev’essere lancinante, basta che sia persistente, e in effetti il mio è un formicolio persistente. C’ho l’ansia, ma vedrai che c’ho pure l’infarto. Così salgo in macchina e sfreccio a 30 all’ora verso il pronto soccorso e mentre guido sento che mi formicolano pure il braccio destro, la chiappa sinistra e tutti e due gli alluci. Al pronto soccorso mi portano in una stanza con un’infermiera strabica che mi fa l’elettrocardiogramma, mi leva il sangue, mi controlla la pressione e poi di botto mi lascia da sola. L’ansia mi schizza al soffitto. Sicuramente hanno trovato un embolo, un trombo, una malattia cardiovascolare, un morbo autoimmune, una patologia degenerativa, un carcinoma allo stadio terminale. Sono gli ultimi attimi di normalità, tornerò a casa con le stampelle, anzi no, con la sedia a rotelle, perché non riuscirò più a camminare e lentamente, un pezzetto alla volta, il mio corpo si spegnerà. Mi attaccheranno ai fili di un macchinario che tiene in vita le funzioni vitali, mi imboccheranno per mangiare, mi infileranno il catetere per pisciare e passerò la fine dei miei giorni in balia di una badante frustrata che mi rivolterà come la pasta della pizza. “Hai visto come si è ridotta?”, diranno gli amici al mio capezzale e io li manderò tutti a fanculo, ma dentro di me, perché fuori, naturalmente, non potrò più parlare. Sulla scia di questa positività travolgente entra il medico e dico: “Come va?”. Lui dice: “Io bene, lei?”. Dico: “Io c’ho l’infarto”. Lui risponde: “Macché infarto, lei sta benissimo, soltanto deve bere più acqua, fa bene bere acqua” e aggiunge: “Lei fa sport?”. Ribatto: “Io sport niente”. Sorride: “Beh, così arriverà prima alle olimpiadi dell’ospedale”. Dico: “Dottore, non scherzi, ho letto sull’enciclopedia online che potrei avere un infarto”. Lui mi dice: “Vabbè, se leggeva la voce ‘varicocele’ aveva i testicoli?”. Dico: “Dottore, di testicoli manco l’ombra. Perché gira il coltello nella piaga? Io sto male. La sera non riesco a dormire”. Lui mi dice: “Si prenda i sonniferi”. “Anziché due gocce di Chanel, una boccetta di Valium?”. “Esatto”. “Dottore, per me il sonno è l’anticamera della morte”. “Beh, s’affacci alla finestra di notte e vedrà che tutti dormono”. “Appunto, se m’affaccio alla finestra mi sembra di affacciarmi sul campo santo”. Mi dice: “Allora s’affacci pure la mattina, vedrà che tutti vanno a lavoro e sono vivi”. Dico: “Certo dottore, però, se mi riaffaccio la sera, tutti tornano a letto come zombie che rientrano al cimitero, non cambia niente”. Lui mi dice: “Allora conti le pecore”. “Non ci riesco, dottore, arrivo a venti, massimo trenta pecore, poi mi sento circondata. Io c’ho l’ansia, sto male in mezzo alla gente, figuriamoci in mezzo alle pecore”. In quel momento arriva uno che si è mezzo segato una gamba mentre tagliava la legna. Tutti attorno al suo lago di sangue, è la rock star del pronto soccorso. Beato lui. Vabbè. Torno a casa. Magari mi leggo un libro così mi rilasso. Cos’è che m’hanno regalato? Moccia, Federico Moccia. Beh, c’è una bella differenza tra rilassarsi e cadere in coma irreversibile. Allora vado a letto e provo a contare qualcosa. Già, ma che conto? Conto i giorni, i punti a briscola, i caratteri spazi inclusi, le civette sul comò. Quelle che facevano l’amore con la figlia del dottore che poi s’ammalò. Ma sarà poi morto ‘sto dottore co’ la casa piena de uccelli?? Miii…che ansia.

 

Nella vita bisogna saper contare su se stessi. Alla rovescia.  

 

Liberamente tratto da un monologo di Ascanio Celestini.

Gioia Morici

gioia.morici@qdmnotizie.it

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