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Cronaca

JESI / Ospedale, l’allarme di Liguori: «Manca personale e la Regione è inerte»

Ospedale Carlo Urbani Jesi

Preoccupazioni dal Tribunale del malato: oltre alla mancanza di cinque medici del pronto soccorso, due della Medicina andranno a fronteggiare le carenze a Cingoli, realtà di provenienza dell’assesore alla Sanità…

JESI, 17 luglio 2021 – Alla carenza di medici al pronto soccorso dell’ospedale “Carlo Urbani si aggiungono le preoccupazioni per il reparto di Medicina che dovrà concedere due dottori alla struttura di Cingoli.

Pasquale Liguori

A renderlo noto è il responsabile del Tribunale per i diritti del malato, Pasquale Liguori.

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«Mentre il nostro ospedale, con grande fatica e impegno da parte di tutti gli operatori, sta cercando di ritornare alla normale attività, dobbiamo purtroppo prendere atto che da parte della Regione e dell’Asur non vi è altrettanto impegno sul reperimento di risorse di personale che vanno sempre più a scarseggiare».

Liguori ricorda come nel pronto soccorso manchino all’appello cinque medici, con il rischio «qualora alla fine di luglio cessi lo stato di emergenza nazionale, di perderne altri. Più volte abbiamo suggerito di utilizzare per il pronto soccorso personale medico specializzando, come avviene in altre
regioni e come in molti della nostra regione. Nel frattempo, veniamo a sapere che la unità di Medicina, già provata fortemente dalla pandemia e già penalizzata da una pesante riduzione di posti letto (da 36 se ne ritrova solo 26) dovrà pure concedere due dei propri medici in turno per fronteggiare carenze al presidio di Cingoli».

L’assessore regionale Filippo Saltamartini

Carenze, in un momento delicato, che certo non aiutano, anzi. E che fanno rimbalzare alle tante parole spese perchè non dovessero più ripresentarsi.

«Siamo all’assurdo visto il momento di sofferenza degli organici del nostro ospedale. Possiamo immaginare anche da dove possano venire provvedimenti del genere (vedi il passato politico a Cingoli dell’assessore Saltamartini). Su tutto ciò c’è il silenzio assordante delle organizzazioni sindacali che dovrebbero opporsi tenacemente a disposizioni che ledono i diritti degli operatori sanitari» .

«E, ciliegina sulla torta, l’assessore Saltamartini giorni fa ha dichiarato che non è più tempo di ospedali unici ma che si procederà a una riorganizzazione delle rete ospedaliera piu diffusa sul territorio. Con quali risorse di personale attuerà questo progetto, quando allo stato attuale non riesce nemmeno a sanare tutte le carenze nei presidi unici? Piuttosto che lanciare proclami da campagna elettorale, l’assessore dovrebbe pensare a come potenziare la medicina territoriale che in corso di pandemia è quella che ha sofferto maggiormente. Che fine ha fatto per esempio il progetto Case della salute?».

(e.d.)      

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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