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MAIOLATI SPONTINI / A tu per tu con Alessandro Haber

Al Teatro Spontini interpreta Bukoswki: «Attendo la serata con desiderio e piacere»

 

MAIOLATI SPONTINI, 16 gennaio 2020Alessandro Haber è come il Bukowski che reciterà e canterà martedì 21 gennaio al teatro di Maiolati: trasgressivo, istrionico, irregolare, appassionato.

In questi giorni è molto concentrato e totalmente impegnato nelle prove di “Morte di un commesso viaggiatore”, lo splendido affresco che Arthur Miller propose nel 1949 ed è ancora un caposaldo della letteratura mondiale. Però Haber parla volentieri dello show che porta a Maiolati per Hemingway Nights.

Come si fa a proporre una pièce con le poesie di Bukowski e le canzoni di Luigi Tenco mentre si è completamente assorti nella parte dell’esausto commesso viaggiatore Willy Loman, vittima del sistema, protagonista della commedia di Miller?

«È un passaggio difficile e un grande impegno ma la serata di Maiolati la attendo con desiderio e piacere, per l’amicizia che mi lega con Davide Zannotti dell’Hemingway di Jesi e il calore che il pubblico marchigiano mi ha sempre dimostrato. Mi piace il contatto con la gente; la passione che ho per il teatro e gli spettacoli è sconfinata».

Che spettacolo presenterà a Maiolati?

«Sarà una serata irregolare, un po’ come lo sono io e come del resto lo era Charles Bukowski che scrisse il suo primo libro a 50 anni, dopo un’esistenza piena di ogni genere di esperienze: dalle scommesse sulle corse dei cavalli, alle donne, all’alcol, alla grande poesia. Bukowski era un uomo raro, come non ce ne sono tanti, era una sorta di poeta maledetto ma di una sensibilità straordinaria, grande appassionato di letteratura. Certo un po’ mi riconosco in lui. Ma lo spettacolo di Maiolati conterrà anche molto altro: tanta musica di Tenco, di De Gregori, degli autori che amo e poi poesie di Prevert, di Neruda. Sarà una serata davvero speciale».

Lei non conosceva Bukowski ma da quando si è avvicinato al poeta lo ha sempre riproposto con continuità. Cosa le piace dell’autore americano?

«Bukowski è sempre stato considerato un trasgressivo e per certi versi lo è. È stato considerato volgare ma non lo è per nulla. È invece un malinconico, uno che lancia invettive, che urla la sua rabbia, che si ribella al sistema, che ha cercato di raccontare i rapporti con le donne, il gioco, la musica, la letteratura, l’alcol, uno di sicuro fuori dai canoni e dagli schemi: in Italia potrebbe avere un corrispettivo in Giorgio Gaber o in Carmelo Bene. Era in guerra contro il perbenismo, l’ipocrisia, stando sempre dalla parte degli ultimi. Non è mai sceso a compromessi, ma il suo talento ha vinto. Ancora oggi quanto ha scritto appare attuale e fresco non certo vecchio».

Quali suoi scritti lei ama di più?       

«Uno è una poesia e s’intitola “Le ragazze che seguivamo”, e poi il monologo finale tratto da una lettera al suo editore: un vero e proprio pugno nello stomaco, probabilmente scritto sotto l’effetto dell’alcol ma di una forza e di un’autenticità incredibili».

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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