Cronaca
Fabriano Beko: ottobre di cassa integrazione, una settimana di stop
Dal 26 al 30 prevista la fermata completa del plant di Melano, domani il tavolo al Mimit, la Fiom chiede di utilizzare personale interno anche per le attività di magazzino
Fabriano – «Un altro mese molto difficile per lo stabilimento della Beko a Melano: sarà prevista cassaintegrazione in tutte le giornate di questo mese per una parte di fabbrica, mentre per l’ultima settimana, dal 26 al 30 ottobre è stata comunicata la fermata di tutto il plant. E tutto ciò, nonostante si sia verificato un aumento dei volumi, non per la produzione, bensì per quello che riguarda il magazzino spedizioni, lavoro che comunque non coinvolgerà il personale Beko».
A rendere nota questa situazione è Pierpaolo Pullini, segreteria Fiom, che ricorda come si stia parlando non di produzione di piani cottura, «ma di spedizioni di prodotti costruiti altrove che saranno gestiti comunque dalla Società di logistica con cui la multinazionale ha contratti commerciali; e proprio a causa di questi, l’Azienda si è rifiutata di gestire questo picco positivo con il personale interno».
«Abbiamo chiesto alla multinazionale di internalizzare completamente l’attività, per far lavorare una parte di quelle persone che stanno subendo tanta cassaintegrazione a causa della mancanza di volumi produttivi, dovuti sicuramente alle dinamiche di mercato ma anche alla mancanza di investimenti di prospettiva e a scelte commerciali forse non azzecatissime. L’Azienda ha risposto che non intende procedere in questa direzione, come invece fatto a Cassinetta, limitandosi ad assicurare che l’attività non sarà completamente esternalizzata, prima grande preoccupazione dei lavoratori che abbiamo voluto smarcare, ma che non può essere soddisfacente come posizione».
Domattina al Mimit, alle 11, è stato convocato il tavolo ministeriale per fare il punto dell’iniziativa.
«La Beko deve iniziare veramente a fare tutte le azioni possibili per garantire il lavoro a tutte le persone, considerata la riduzione costi ottenuta e prevista nell’accordo ministeriale del 14 aprile 2025 attraverso la procedura di mobilità. Nello stesso accordo erano comunque previsti investimenti, salvaguardia e rilancio: oggi è irrimandabile la messa a terra della seconda parte dell’accordo, senza rimandare ulteriormente, mantenendo tutti gli impegni presi e tutelando le persone che sono rimaste, ricordando sempre che nello stabilimento di Melano sono uscite molte più persone rispetto quelle previste dal piano, e a cui bisogna garantire lavoro, senza esternalizzarne di ulteriore ma andandolo anche a prendere dove già c’è», conclude Pullini.
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