Eventi
Jesi Il Trittico di Puccini apre la 59ª Stagione Lirica di Tradizione del Pergolesi
Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi: le tre opere in un atto, mai rappresentate insieme a Jesi, nel doppio appuntamento di venerdì 9 alle 20.30 e domenica 11 ottobre alle 16, questo pomeriggio l’anteprima giovani
Jesi – Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi: le tre opere in un atto del Trittico di Puccini, mai rappresentate insieme a Jesi, inaugurano la 59ª Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi, venerdì 9 – alle 20.30 – e domenica 11 ottobre – alle 16 -, precedute dall’anteprima giovani di questo pomeriggio, mercoledì 7 ottobre. Stefano Vignati dirige la Form, Orchestra Filarmonica Marchigiana, regia di Paul-Émile Fourny.
Stamattina la presentazione dell’opera presso le Sale Pergolesiane.
«Questa produzione con cui debuttiamo è impegnativa ma anche un grande orgoglio, le tre opere a Jesi non sono mai state rappresentate insieme», ha affermato Lucia Chiatti, direttore generale della Fondazione Pergolesi Spontini.
«Un’opportunità per un Teatro di Tradizione che ha il coraggio di fare proposte di qualità che raccontano il valore di una produzione artistica, così come l’aveva pensata Puccini», ha aggiunto il direttore artistico Cristian Carrara, evidenziando come la rosa degli artisti sia composta da giovani e da cantanti esperti, rappresentando una vera palestra per chi si affaccia nel mondo della lirica.

«Andrà in scena l’eclettismo di Puccini», ha commentato Stefano Vignati evidenziando i linguaggi musicali differenti che caratterizzano le tre opere.
Che nacquero per essere rappresentate nella stessa serata, una dopo l’altra: così Puccini le aveva pensate e così andarono in scena alla prima assoluta, al Metropolitan di New York, il 14 dicembre 1918. Proposte insieme, in un atto, si ascoltano di rado, e al Teatro Pergolesi, la cui tradizione lirica è ininterrotta dal 1798, non sono mai state eseguite in un’unica serata: Gianni Schicchi è andato in scena nel 2005, Suor Angelica nel 1971 e nel 1992, mentre Il Tabarro non vi è mai stato rappresentato.

A Jesi Il trittico è una nuova produzione che nasce dall’allestimento firmato da Paul-Émile Fourny per l’Opéra-Théâtre de l’Eurométropole de Metz, teatro di cui il regista belga è direttore artistico. Le tre opere si svolgono in un impianto scenico circondato dall’acqua, e Fourny spiega così la scelta: «Il legame, per me, tra le tre opere è l’acqua. L’acqua della Senna nel Tabarro, dove morirà Luigi; l’acqua, fonte di vita ma anche fonte di morte in Suor Angelica, il veleno arriva in una visione: il figlio, diventato angelo, cammina sull’acqua e lo depone ai piedi della madre. In Gianni Schicchi, una storia di furbizia in una famiglia dai rapporti molto torbidi, ho deciso di ambientare la vicenda non in una bella casa fiorentina, ma nella cantina di un rigattiere, accessibile dalle fogne. Si torna così all’acqua sporca».
Stefano Vignati, general director e direttore musicale di Opera Carolina negli Stati Uniti, direttore ospite principale della New York City Opera, dirige la Form Orchestra e il Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno preparato da Pasquale Veleno. Le scene e le luci sono di Patrick Méeüs, i costumi di Giovanna Fiorentini.

Massimo Cavalletti, baritono che ha cantato al Metropolitan di New York, alla Scala e al Festival di Salisburgo, è il protagonista della produzione: interpreta il ruolo del titolo in Gianni Schicchi e Michele ne Il Tabarro. Luigi ne Il Tabarro e Rinuccio in Gianni Schicchi sono affidati a Giulio Pelligra, tenore catanese affermato nel repertorio belcantista e verdiano; Alessandra Di Giorgio, soprano drammatico che ha già interpretato Giorgetta per l’Arena di Verona, è Giorgetta ne Il Tabarro e la protagonista di Suor Angelica; Arlene Miatto Albeldas, mezzosoprano vincitrice del concorso Voci Mascagnane 2025, è la zia principessa in Suor Angelica e Zita in Gianni Schicchi.
Francesca Maionchi, soprano che dal 2022 canta ogni estate all’Arena di Verona, è Suor Genovieffa in Suor Angelica e Lauretta in Gianni Schicchi, mentre Aloisa Aisemberg è la badessa in Suor Angelica e La Ciesca in Gianni Schicchi. Elena Antonini, mezzosoprano già in scena al Pergolesi nella prima assoluta de Il giudizio di Paride, interpreta La Frugola ne Il Tabarro e la suora zelatrice in Suor Angelica.
Completano il cast Riccardo Liberatore (il Tinca e Gherardo), Stefano Gennari (il Talpa e Betto di Signa), Alessandro Pucci (il venditore di canzonette e un amante), Isabella Gilli (un’amante e Suor Osmina), Louise Guenter (Suor Dolcina e Nella), Roberta Sollazzo (la maestra delle novizie), Debora Simonetti ed Elisa Luciani (le cercatrici), Laura Tomasucci (la novizia), Midori Namikawa e Alina Khalilova (le converse), Mirta Belcecchi (Gherardino), Kevin Baliviera (Simone), Giacomo Medici (Marco), Alessandro Ceccarini (maestro Spinelloccio), Piersilvio De Santis (messer Amantio di Nicolao), Kevin Paoltroni (Pinellino) e Samuele Lattanzi (Guccio).

Puccini prese a immaginare un insieme di atti unici intorno al 1904 e in origine il progetto doveva ispirarsi alle tre cantiche della Divina Commedia; ne è rimasto soltanto Gianni Schicchi, nato da pochi versi del Canto XXX dell’Inferno.
La successione la stabilì il compositore stesso: prima il dramma più crudo, poi la commozione, infine la comicità, in un percorso che parte dalla morte gettata sotto gli occhi dello spettatore e arriva a esorcizzarla con la risata. Composte tra il 1913 e il 1918, le tre opere si ascoltano a Jesi nella versione curata da Ettore Panizza, Edizione Casa Ricordi.
Il Tabarro, su libretto di Giuseppe Adami tratto dal dramma La Houppelande di Didier Gold, è ambientato su un barcone ancorato sulla Senna, dove il padrone Michele scopre la relazione tra la giovane moglie Giorgetta e l’operaio Luigi; fra canzoni di strada e un organetto stonato affiora anche una citazione da La Bohème.

Suor Angelica, su libretto di Giovacchino Forzano, è l’unico soggetto originale del teatro pucciniano e l’opera che il compositore prediligeva; è scritta per sole voci femminili e si svolge in un convento di fine Seicento, dove una giovane nobile, rinchiusa da sette anni per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, apprende dalla zia principessa che il bambino è morto.
Con Gianni Schicchi, di nuovo su libretto di Forzano e unica opera comica di Puccini, si arriva nella Firenze del 1299: il contadino inurbato Schicchi si finge Buoso Donati per dettare un nuovo testamento a proprio vantaggio, e così favorisce le nozze della figlia Lauretta con Rinuccio.

La recita di domenica 11 ottobre è accessibile a persone cieche/ipovedenti, sorde/ipoudenti, a cura di Axess – Associazione per l’ccessibilità alla cultura e con il contributo di Coop Alleanza 3.0, mentre l’anteprima del 7 ottobre è riservata ai partecipanti del progetto di educazione al melodramma “Musicadentro” 2026 a cura di Cristiano Veroli, musicologo della Form, Orchestra Filarmonica Marchigiana, con il contributo di Trevalli Cooperlat, educational partner 2026.
Prima di ogni recita, alle ore 19 il venerdì e alle ore 15 la domenica, le Sale Pergolesiane ospitano la guida all’opera a cura del direttore artistico Cristian Carrara; l’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria allo 0731 20 29 44 o scrivendo a marketing2@fpsjesi.com.
Dopo l’inaugurazione il cartellone propone altri tre titoli d’opera, tutti in nuove produzioni realizzate a km 0 nei laboratori scenografici e nella sartoria della Fondazione Pergolesi Spontini: Don Pasquale di Gaetano Donizetti (28, 30 e 31 ottobre), la prima esecuzione assoluta de L’esecuzione. Sotto lo sguardo di Tosca di Salvatore Passantino su libretto di Marco Malvaldi (12, 14 e 15 novembre) e Nabucco di Giuseppe Verdi (10, 11 e 13 dicembre). L’ultimo appuntamento, il 19 dicembre, è con il balletto Querencia della Compagnia Antonio Najarro.
(ti.fe.)
© riproduzione riservata

