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Jesi Unità Cinofile da Soccorso, da 40 anni sempre pronti per ogni emergenza

Il presidente Michele Pacetti: «Preparare un cane da ricerca significa lavorare molto, prima che quella chiamata arrivi», ogni volontario, infatti, opera con il proprio animale e insieme costruiscono nel tempo affiatamento, esperienza e capacità di affrontare anche situazioni molto complesse

Jesi– Quarant’anni di volontariato, addestramenti, emergenze e soprattutto di un legame speciale tra uomo e cane messo al servizio degli altri.

Le Unità Cinofile da Soccorso di Jesi hanno celebrato sabato 3 ottobre, nel campo di addestramento di via Carlo Marx, i quattro decenni di attività: dal 1986, quando l’allora sindaco Gabriele Fava aveva supportato e creduto in questa nobile realtà, al 2026. 

Una giornata che ha riunito volontari di oggi e di ieri, istituzioni e rappresentanti della Protezione Civile, diventando anche l’occasione per ripercorrere una storia costruita sul campo.

Dalle ricerche delle persone disperse agli interventi nelle grandi emergenze, passando per terremoti e alluvioni: dietro ogni uscita ci sono anni di preparazione e un lavoro costante che prosegue lontano dai riflettori.

A raccontarlo sono stati soprattutto coloro che questa esperienza l’hanno vissuta. Tra gli interventi ricordati quelli nei territori colpiti dai terremoti, a Sarno dopo la devastante frana e, negli anni più recenti, durante il sisma di Amatrice, l’emergenza Covid e l’alluvione del Misa. Esperienze che hanno lasciato il segno anche sul piano umano.

Oggi l’associazione continua a formare nuovi binomi. Il percorso per arrivare all’operatività richiede mediamente circa due anni e non riguarda soltanto il cane: altrettanto importante è la preparazione del conduttore. 

Molto spesso ci si accorge del valore di questi amici a 4 zampe soltanto quando arriva un’emergenza.

«Preparare un cane da ricerca, invece, significa lavorare molto prima che quella chiamata arrivi – ricorda il presidente delle Unità jesine Michele Pacetti, eletto 8 mesi fa succedendo a Lorenzo Spadari che le ha guidate per 10 anni -. Ogni volontario, infatti, opera con il proprio animale e insieme costruiscono nel tempo affiatamento, esperienza e capacità di affrontare anche situazioni complesse. Gli addestramenti sono almeno due alla settimana e l’impegno richiesto è importante».  

Nel 2019 il gruppo jesino ha scelto, inoltre, di entrare nella grande famiglia della cinofilia alpina.

Simone Vissani, presidente della Sezione Marche e coordinatore del Quarto Raggruppamento delle Unità cinofile da Soccorso degli Alpini, ha definito l’Unità di Jesi «un fiore all’occhiello», ricordando come il gruppo si sia distinto anche a livello nazionale. 

Alla celebrazione ha preso parte anche il vicesindaco Samuele Animali, che ha richiamato il valore di un’attività che non può essere misurata soltanto nei giorni delle calamità.

«Il volontariato e chi si occupa degli altri non è un di più, è la base stessa dell’esistenza di una comunità».

La Protezione Civile, ha sottolineato, è soprattutto preparazione quotidiana, addestrarsi ed esercitarsi significa essere pronti quando ce ne sarà realmente bisogno.

«Dietro quello che si vede nelle emergenze, con i cani impegnati tra le macerie, c’è molto di più, ci sono preparazione, dedizione, allenamento ed esercitazioni – ha ricordato Lorenzo Mazzieri, referente provinciale dei gruppi comunali di Protezione Civile -. È tempo sottratto alla vita quotidiana, alle famiglie e agli affetti, per portare avanti un’attività nobile e importante. In dodici anni di esperienza, ogni volta che dalla Sala Operativa c’è stato bisogno di un’Unità cinofila, loro ci sono sempre stati, sempre pronti a partire. Essere arrivati a quarant’anni significa aver lavorato bene sul territorio e aver lasciato un segno».

Importante la collaborazione anche con la Croce Rossa Comitato di Jesi, presente nella giornata di domenica durante l’esercitazione svolta nella mattinata.

Quarant’anni dopo quel 1986, sono cambiati i volontari, si sono succeduti i cani e sono cambiate anche le emergenze. È rimasto però lo stesso principio: prepararsi quando tutto è tranquillo per poter essere utili quando qualcuno avrà bisogno di aiuto.

E forse è proprio qui che sta il senso più profondo di quarant’anni di attività: ricordare che il cane non è soltanto compagnia, ma può diventare uno strumento insostituibile nel soccorso.

Il naso del cane è unico, nessun’altra tecnologia (fortunatamente) è ancora riuscita a eguagliarlo .

Un pensiero che vale la pena tenere a mente anche quando, nella quotidianità, compaiono cartelli con scritto “io resto fuori”.

Quando c’è da cercare una persona dispersa, qualcuno sotto le macerie che ha bisogno di essere soccorso in tempi rapidi, quel cane entra dove serve e spesso arriva là dove l’uomo e la tecnologia, da soli, non riescono a farlo.

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