JESI / ATTRAZIONE FATALE, IN ESPANSIONE NELLA VALLESINA IL FENOMENO DEL GIOCO D’AZZARDO: L’ILLUSIONE DI CAMBIARE VITA

Andrea Giuliani

JESI, 7 dicembre 2017 – Un fenomeno quanto mai in crescita è quello della Ludopatia che coinvolge sempre di più  donne e uomini di qualunque estrazione sociale, culturale ed economica . Oggi l’ intervista ad Andrea  Giuliani psicologo e psicoterapeuta ad indirizzo umanistico, jesino doc.

“Ho conseguito la laurea in “Psicologia Clinica e di Comunità” presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, e il diploma di specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona, sede di Roma,  collaboro da oltre quattro anni con la Casa di Cura Villa Silvia di Senigallia e con il Centro San Nicola, svolgendo valutazioni psicodiagnostiche, programmi psicoterapeutici individuali e gruppi terapeutici, sia in lingua italiana sia in lingua inglese”.

– Ludopatia, cos’è?  quando sono iniziati gli studi di questo fenomeno? È una malattia?
“Ludopatia, dipendenza da gioco d’azzardo, gioco d’azzardo patologico sono modi diversi per identificare lo stesso fenomeno. Si tratta di una malattia, ascrivibile all’interno delle cosiddette Dipendenze Patologiche, che comprendono le dipendenze da sostanze e le dipendenze comportamentali. In quanto malattia va distinta dal “vizio” che presuppone la scelta volontaria di assumere un comportamento connotato in maniera negativa, qui si tratta di una condizione medica, una compulsione irrefrenabile a giocare, scommettere, rincorrere le perdite, su cui il soggetto non ha capacità di controllo.
L’interesse sul fenomeno è in crescita costante, soprattutto a causa del drammatico aumento dei casi di ludopatia degli ultimi decenni. A livello ufficiale, possiamo dire che è dal 1980, quando per la prima volta il gioco d’azzardo patologico è stato riconosciuto come disturbo psichiatrico, ed è stato inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM)”.

– È un “bisogno” che nasce dall’interno,  da un bisogno di appagamento o vive di stimoli esterni, pubblicità, desiderio di rivalsa, arricchimento?
“Se da un lato stimoli esterni come la pubblicità, sempre più presente e ritagliata sui desideri e sui bisogni della maggioranza della popolazione, la crisi economica e la diffusione capillare di sale slot, sale scommesse, rivenditori di gratta e vinci ecc. nel territorio, contribuiscono notevolmente all’espansione, pressoché trasversale, del fenomeno; c’è da dire che esistono dei fattori di rischio individuali, che fanno sì che alcune persone siano più predisposte di altre a sviluppare una dipendenza dal gioco d’azzardo. Bassa autostima, insicurezza, impulsività, bassa tolleranza allo stress e alle frustrazioni, sono solo alcuni dei fattori psicologici predisponenti; giocano, inoltre, un ruolo importante la presenza di difficoltà economiche, la disoccupazione, avere un familiare a sua volta giocatore d’azzardo compulsivo”.

– Conosciamo sicuramente storie di qualcuno che in passato , a carte al bar o al casinò si è giocato la casa. Oggi la situazione sembra mutata, sembrano essere molte di più le persone che giorno per giorno mettono in gioco la propria quotidiana esistenza. Gratta e vinci, poker on line, lotto istantaneo, punti scommesse, come hanno , se hanno cambiato, il fenomeno della ludopatia?
“La situazione è cambiata radicalmente con le nuove modalità di gioco. Se pensiamo ai gratta e vinci, le slot machine, il lotto istantaneo, ci rendiamo conto che presuppongono una velocità e un’immediatezza certamente maggiori dei giochi di carte, questo fa sì che si riduce la possibilità di momenti di pausa e quindi di riflessione, ma non solo, si riduce anche la dimensione di socialità, anzi molti nuovi giochi portano proprio all’isolamento, sono molto semplici, non richiedono abilità particolari, e l’esito è determinato quasi esclusivamente dal caso. Nelle sale slot, ad esempio, c’è una bassa illuminazione, non ci sono finestre né orologi, ci sono aree fumatori e un servizio ristoro, proprio per ridurre al minimo le pause, le distrazioni, per far sì che il giocatore si immerga completamente nel gioco e non si renda conto del tempo che passa. La tecnologia, inoltre, rende possibile il gioco ovunque e in ogni momento, riducendo le possibilità di controllo e di monitoraggio”.

– Secondo la sua esperienza, chi  gioca,  lo fa nell’illusione  di migliorare la propria situazione  economica o di appianarla? Si può fare un “identikit”del giocatore?
“I motivi che possono portare a giocare d’azzardo sono molteplici, certamente si può iniziare a giocare per migliorare la propria situazione economica, trovare una via facile per risolvere i propri problemi, ma anche per noia, per ammazzare il tempo, o come modo per “staccare la spina” e non pensare per un po’ ai problemi quotidiani. Alcuni giocatori, che ho incontrato nella mia esperienza professionale, giocavano per non sentire quel senso di angoscia che spesso li accompagnava, per trovare sollievo da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione; altri invece per ritrovare il brivido e l’eccitazione”.

– Quali sono i pericoli per un Ludopatico? A cosa va incontro?
“I pericoli sono concreti, importanti e interessano tutti gli aspetti della vita di una persona. Dalla compromissione della salute psicologica e, spesso, anche fisica del giocatore, alle gravi conseguenze per la famiglia, per la propria vita sociale, e per il proprio lavoro. Le perdite, e quindi i debiti che causano, possono modificare in tempi rapidissimi lo status sociale di una famiglia, e per ripagarli possono volerci anche molti anni. Tutto ciò si aggiunge alle azioni, legali o illegali, che fa il giocatore, allo scopo di reperire il denaro: vendita di oggetti di valore reperiti in casa, farsi prestare soldi dagli usurai, chiedere finanziamenti a diversi istituti di credito, furti. Ci possono essere separazione, problemi legali, licenziamento. Come per tutte le dipendenze si tratta di una spirale discendente, più si aggrava la situazione, più aumentano le preoccupazioni, maggiore è la perdita di controllo. Anche il suicidio rappresenta un rischio, si noti che i tentativi di suicidio nei giocatori patologici sono fino a quattro volte superiori rispetto alla media.”.

– Quali sono i segnali che ci portano a capire che un nostro parente o un amico, è vittima di questa problematica?
“Spesso una persona con un problema di gioco d’azzardo tende ad isolarsi, è nervoso, manifesta spesso ansia e irritabilità, ci possono essere alterazioni del tono dell’umore, impulsività, difficoltà di concentrazione. Lo stress, inoltre, può provocare una serie di sintomi fisici come gastrite e ulcera gastrica, cefalea, insonnia, disordini intestinali. Insomma il soggetto è spesso sfuggente, tende a dare risposte evasive, è visibilmente stressato o preoccupato, sembra “con la testa da un’altra parte”; se tutto ciò va ad aggiungersi a richieste di denaro e difficoltà economiche, è probabile che si tratti di un problema di questo genere”.

– Esiste ad oggi un percorso di guarigione?
“Ci sono percorsi di recupero di diverso tipo: i Servizi territoriali per le dipendenze possono prendere in carico non solo la persona dipendente dal gioco d’azzardo ma anche la sua famiglia, fornendo gli strumenti adeguati per fronteggiare il problema; esistono inoltre dei Centri di Recupero che offrono percorsi residenziali di diverso tipo, e hanno spesso una durata breve (da qualche settimana a tre mesi). Nella nostra provincia c’è il Centro San Nicola, nel quale lavoro da quasi cinque anni, che si occupa anche della dipendenza da gioco d’azzardo. Inoltre ci sono i gruppi di auto-mutuo aiuto, come i Giocatori Anonimi. Ci tengo a precisare però che non esistono formule magiche, per uscirne occorre forza di volontà, tenacia, coraggio. Si dice spesso che il primo passo da fare è ammettere di avere un problema, ma ancor prima di ciò, da parte della persona, dei suoi familiari e degli amici, è importante evitare di nascondere la testa sotto la sabbia, non far finta di non vedere, rompere la barriera del silenzio, parlarne. La dipendenza si nutre di solitudine, isolamento, negazione della realtà, meglio affrontare un’amara verità oggi che rischiare tragiche conseguenze domani”.

(Cristina Amici degli Elci)

cristina.ade@qdmnotizie.it

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